La rivolta di igor

La rivolta di igor
È nell’ordine delle cose che un adolescente contesti i genitori, ammettiamolo. Da Freud in poi sappiamo che un sano conflitto generazionale non può essere che positivo. Bisogna “uccidere” il padre, insomma. Solo che Igor i suoi due genitori vuole farli fuori per davvero. Fortuna che interviene il suo unico amico, il signor Escobar, professore di Francese in pensione e alcolista all’ultimo stadio (infatti creperà presto), che però fa in tempo a dargli un risolutivo consiglio: meglio diventare scrittore che una piccola merda di criminale. Igor dunque si mette a scrivere di notte, per sublimare gli istinti omicidi nei confronti della sua famiglia ed è così che scopriamo che, il povero ragazzo, non ha tutti i torti ad aver sviluppato del rancore nei confronti dei suoi vecchi: due fricchettoni che girano nudi per casa professando la libera sessualità, il libero amore, la non-violenza, il vegetarianesimo e dando genericamente del “fascista” a tutti quelli che non la pensano come loro. Straconvinti di essere nel giusto e certi di agire per il bene dell’umanità, non prendono minimamente in considerazione la sensibilità del figlio, né i suoi atti di dissenso, così Igor smette di parlare, trincerandosi dietro un mutismo protettivo che cessa solo sulla pagina scritta. “Sono il loro giocattolo, il topo di laboratorio, la cavia, lo schiavo della loro visione avanguardista dell’educazione. Ma stanno male. Delirano. Sono matti. Fanno anche del male. Vogliono l’aria dei miei polmoni, vogliono lo spazio intorno a me, vorrebbero anche i miei segreti se potessero”…
È inevitabile che il lettore solidarizzi col povero Igor, che deve resistere fra una madre che durante un programma radiofonico dichiara di aver concepito il figlio con l’amante del marito e un padre che decide di cambiare “parzialmente” sesso facendosi crescere le tette. Non si può non sogghignare divertiti di fronte allo specchio deformante che l’autore di questo breve romanzo ha saputo collocare davanti ai vizi di una certa cultura alternativa che rischia di diventare dogmatica e intollerante al pari dei “fascismi” che intenderebbe sgominare. “Parlano di libertà, e trattano da fascista il primo che osi mostrare un po’ di pudore. Parlano solo di gioia, ma sono senza gioia. I loro sorrisi sono delle smorfie meccaniche, le loro risate delle urla di terrore”. Un libro che sta a metà tra il pamphlet e l’apologo filosofico, scritto con ritmo e con misuratissima ironia, ma che lascia anche molto amaro in bocca perché la disperazione di Igor è forte e, probabilmente, senza speranza. Sacha Ramos è al suo quarto libro, dopo aver calcato le scene come ballerino e coreografo e aver danzato con maestri del calibro di Roland Petit e Maurice Béjart.

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