La rivoluzione dei piccoli pianeti

La rivoluzione dei piccoli pianeti

Roma. Un anno, dal settembre 1967 al settembre 1968. Ricominciano le lezioni, terza B del Classico, il tormentato diciassettenne Enrico è all’ultimo anno, bello e armonico, un po’ nasone, capelli lunghi. Va abbastanza bene a scuola, legge molto e di tutto, raggranella qualche soldo con lezioni private. Si fa prestare la stanza polverosa dal ricco competente patentato Federico e ci va con Silvana, apprendista parrucchiera, tempra di ragazza del popolo, lineamenti un po’ volpini, capelli tinti di rosso, baffi di rimmel sugli occhi. Sono due quasi coetanei, si sta imparando a conoscere l’amicizia e l’amore, forse a distinguerle dalla comunanza e dal sesso. I fatti sono che è la prima impacciata volta e il preservativo si squarcia, che durante i mesi estivi in autostop fino a Lipari si era invaghito di Rosa e che lei sta a Catania, che gli piace di più Olivia, capelli biondi e occhi azzurro chiaro, nel banco davanti, che è ipnotizzato dalla più grande Annamaria, bella fidanzata del fratello maggiore del triste suo compagno dell’ultimo banco Franco, povero e orfano di padre. Farà l’amore davvero per la prima volta con la spigliata esperta milanese Claudia, alta e magra, appena arrivata in classe, padre potentissimo, separato e giramondo, madre in California, appartamento ai Parioli con vista spettacolare su Corso Francia, musica aggiornata e canne facili. Il papà di Enrico è un silenzioso commerciante di tessuti, la mamma lo aveva conosciuto a Ravenna nel 1943, era rimasta incinta ed era nata una sorella che Enrico di fatto non ha conosciuto, deforme, morta pochi anni dopo. Mentre la scuola viene occupata, suscitando nuovi legami e passioni, Enrico indaga su di lei e sulla pistola che il padre conserva…

Il giornalista Pierluigi Sullo ha scritto un importante, bel romanzo sull’educazione sentimentale e politica di un ragazzo romano (evidentemente nato nel 1950, pur sempre a maggio) che prepara la maturità scolastica e definitivamente matura civilmente “nel” fatidico Sessantotto, quando tutto poteva ancora succedere. La narrazione è in esclusiva terza persona, fissa su Enrico, scadenzata da molti significativi eventi personali e politici, mai ideologicamente melensa o troppo introspettiva. Si legge con interesse e piacere sia per la trama che per lo stile, nitidi piccoli pianeti, una quarantina di capitoli con un loro senso autonomo e concatenato di relazioni e pensieri, di vicende del passato e del presente. Enrico indaga su di sé, se e cosa vuole dalla vita, più o meno ingenuamente, con esperimenti poetici e pagine di diario; sui suoi amici e compagni, se e quanto hanno in comune a parte l’età, amori aborti suicidi; sui suoi genitori, se vi sono segreti scabrosi nel parziale arricchimento del padre e nell’ abbandono della sorella scomparsa; sui valori democratici (soprattutto grazie allo zio e alla moglie Dolores ritiratisi in Toscana), l’antifascismo militante e la ribellione sociale, la partecipazione e la repressione, i confini della lotta e della violenza. La scenografia è accurata, utile anche a comprendere meglio il passaggio di fase storica per larga parte di una generazione: film libri canzoni, vestiti droghe costumi, Maggiolino e Lambretta, contesti internazionale (la morte del Che, il Vietnam) e istituzionale (i ministeri democristiani, Valle Giulia), i viaggi in auto alle Eolie e in treno in Val d‘Orcia, a Milano e Parigi (oltre al mese di lavoro operaio in Germania).



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