La rossa primavera

La rossa primavera

Mille storie costellano la Resistenza: piccoli atti eroici consumati nella quotidianità della guerra. La tempra feroce dei figli decisi a vendicare la morte dei padri; le barricate popolari di Parma e di Napoli; i ricordi struggenti della guerra di Spagna racchiusi nel volto di una piccola contadina aragonese; la Resistenza in Liguria, nel cuore dell’Emilia, per le strade di Roma. E poi l’attentato dimostrativo al Vaticano, non per fare vittime ma solo per creare sensazione. Storie intime di amori e rancori, di ricordi confusi in una senilità poco lucida dove una spia fascista diventa “un eroe”; oppure accoltellato per vendetta mentre passano gli americani, distribuendo cioccolatini e gomme da masticare. Legami così stretti tra Resistenza e Resistenze portate altrove: in Algeria, in Cile, nell’Italia degli anni Settanta. Ci sono storie, private e personali, che iniziano a costruirsi sotto il fuoco delle mitragliatrici, tra le rovine, in mezzo alla vegetazione fitta e continuano dopo quando tutto è finito, a volte trasformando i protagonisti in persone “normali”, lontane dai bollori politici; altre volte inchiodandoli a quella branca minore che chiamiamo “storia locale”. Come nonna Mao deportata a Ravensbrück ed entrata nella Resistenza subito dopo l’8 settembre, tra le fila di Giustizia e Libertà; Guglielmo Giuseppe Vittorio che ha raggiunto la Spagna a venti anni, arruolandosi nelle Brigate internazionali; Claudio Cianca che diresse nel Lazio formazioni partigiane di Giustizia e Libertà e delle Brigate Garibaldi; Charles Adrien Wettach, il clown Grock che offrì aiuto e copertura ad ebrei e partigiani durante l’occupazione nazista...

Personaggi veri su sfondi inventati per questa raccolta di racconti che vuole celebrare la Resistenza partigiana. Un volume ricco di contributi, da Francesco Guccini a Erri De Luca ad Ivan della Mea a Lidia Ravera, Nanni Balestrini, Ivo Scanner. Un lavoro che da un lato porta alla condivisione di ricordi autobiografici di coloro che hanno collaborato, dall’altro offre interessanti spunti storici da cui le storie prendono piede, esaltando quel localismo tipico della guerra partigiana e portandoci a conoscenza di quei combattenti di quartiere diversamente destinati a rimanere sconosciuti e che invece, ognuno nel proprio piccolo, ha contribuito alla causa più grande: la liberazione del Paese dal giogo nazifascista. Il livello qualitativo dell’antologia, purtroppo, è molto eterogeneo e non sempre elevato: alcuni racconti sono intensi e toccanti, rasentano la commozione; altri risultano banali, costruiti su una struttura debole e mossi più dall’impeto di rivendicare l’appartenenza alla tradizione antifascista (che pure è un impeto legittimo, di questi tempi) piuttosto che dalla voglia di costruire una narrazione efficace. In conclusione, un volume agile che ha tra i suoi intenti – come si legge sulla quarta di copertina – “lasciare alle generazioni future una memoria non soggiogata a falsificazioni e revisionismi corrotti”. Amen.



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