La saga di Esmeria – L’assassino nero

La saga di Esmeria – L’assassino nero
Un bambino strano, dicevano tutti. Ràvul ha sempre avuto un carattere particolare, non si diverte come i suoi coetanei a giocare con i bastoni e a viaggiare con la fantasia inscenando lotte immaginarie. Un'innaturale maturità e un carattere introverso gli hanno sempre impedito di consolidare amicizie al di fuori della famiglia, con nessuno dei bambini di Hornavan, tanto diversi da lui. Quella notte l'intera famiglia riunita nella foresta di Esmeria è in allarme, suo padre con la spada sguainata come in attesa di un pericolo incombente e sua madre, espressione contratta e la disperazione stampata negli occhi. L'ultima alba della sua famiglia sarà per Ràvul l'inizio di una nuova vita. Inutili le spade o le suppliche di pietà, un luminoso assassino dalle vesti bianche estingue genitori e figli senza esitazioni né inciampi, in un lampo di luce. Unici superstiti Ràvul e il piccolo Johan. I due però non sono orfani qualunque, perché re Diamid in persona organizza una spedizione per recuperarli e portarli ad Amiares, la capitale del regno di Esmeria. Da questo momento le loro vite saranno forzatamente divise dalla predilezione del tiranno per Johan - che ne diventerà a breve pupillo ed erede - e dal suo ignorare il fratello maggiore, costretto ad una vita di forzata reclusione nella città fortezza di Amiares nelle vesti di servo di corte. Cresciuto senza più una famiglia, ignorato anche dal suo stesso fratello, Ràvul non trova altra soluzione che la fuga per eludere un futuro deludente e nascosto nell'ombra che da questo momento in poi lo seguirà si appresta a intrapprendere la via che lo porterà a diventare il temibile assassino nero...
Nella più classica delle ambientazioni fantasy, tra foreste mistiche e creature magiche, Marta Marat ci invita a entrare in un mondo tutto suo. Il primo impatto con la saga ideata dalla diciottenne romana è quello di un artifizio ben costruito, dalle basi solide e contorni nitidi. Si sa bene dove vuole arrivare con nomi evocativi, un incipit che ci parla degli annali della geografia e della storia del regno e una bella mappa dei territori (quella non manca davvero mai!) a decorare il tutto. Come se non bastasse, già sulla copertina è possibile intravvedere il preciso intento di rispolverare il fantasy più classico, mettendo da parte per una volta vampiri e maghetti per tornare a cavalieri dai lunghi mantelli e spade insanguinate. Impossibile non concordare sul fatto che, con il suo romanzo d'esordio, l'autrice riesca con successo a gettare le basi per quello che potrebbe diventare un progetto interessante per gli amanti del genere, una trama dai risvolti accattivanti ma non troppo impegnativi e personaggi misteriosi quanto basta per incuriosire, plasmati e raccontati da una scrittura lineare e pulita, che lascia spazio alla personale interpretazione senza mai appesantire la narrazione. Sullo sfondo di queste positive premesse si apre l'ennesimo scontro tra  bene e male che vede il protagonista, mercenario senza pietà né coscienza, impegnato in un viaggio di formazione che lo porterà a riscoprire l'importanza di sentimenti cancellati da un'infanzia tragica, quali l'amicizia e l'amore. Un classico redentorio che non stanca mai.

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