La saponificatrice di Correggio

26 dicembre 1940. Alberta Fanti e i fratelli si presentano alla stazione dei Carabinieri di Correggio denunciando la scomparsa della cognata Virginia Cacioppo – ex cantante lirica di discreta fortuna, vedova e senza figli – che non dà notizie di sé da circa un mese, ma il maresciallo Scagliarini non ritiene di dover svolgere alcuna indagine sul caso. Di diverso avviso il Questore di Reggio Emilia Serrao, al quale i Fanti si rivolgono qualche giorno dopo. Innanzitutto ci sarebbe un movente per un omicidio, perché la Cacioppo aveva titoli bancari per oltre 30.000 lire che sono scomparsi con lei, e 30.000 lire nell’Italia in guerra di allora sono una cifra notevole. E poi c’è qualcos’altro che fa drizzare le antenne ai poliziotti: a Correggio negli ultimi mesi sono scomparse altre due donne. Faustina Setti, che nessuno ha più visto dal dicembre 1939, e che si dice sia partita per una località imprecisata; e Francesca Soavi, che prima di sparire ha ritirato tutti i suoi risparmi dicendo che le sarebbero serviti per “andare a fare l’istitutrice a Pola”. Tutto il paese “mormora” da mesi sulle strane circostanze in cui le donne sono partite, ammesso che siano davvero partite: tutte e tre parlavano di improbabili nuove vite che le attendevano, tutte soprattutto frequentavano assiduamente la stessa persona, una tale Leonarda Cianciulli, che ha fama di “donna strana”, furba, traffichina, cartomante e “di facili costumi”. L’1 marzo del 1941 la Cianciulli viene arrestata, anche sull’onda di numerose denunce anonime. La casa della donna viene perquisita e vi si trovano oggetti appartenenti alle donne scomparse, mentre presso una sarta di Correggio vengono rinvenuti loro abiti che la Cianciulli aveva chiesto di adattare alle sue misure. Ma la prova decisiva arriva quando uno dei titoli bancari della Cacioppo viene presentato per la riscossione dal parroco di San prospero di Correggio, che dichiara di averlo ricevuto in pagamento da un tale Abelardo Spinabelli, produttore di formaggio, che a sua volta afferma di averlo ricevuto proprio da Leonarda Cianciulli. Il 6 aprile una seconda – e molto più accurata – perquisizione della casa della donna fa ritrovare accette, martelli e seghetti con tracce di sangue e la testimonianza di Nella Barigazzi, una domestica, dona alla vicenda atmosfere da horror, perché fa sospettare che la Cianciulli abbia fatto sparire i cadaveri delle sue vittime facendoli bollire e usandoli per produrre del sapone…

Barbara Bracco, che insegna Storia contemporanea all’Università di Milano-Bicocca, racconta in poco più di cento pagine “una storia semplice ed efferata che è parte integrante, anzi eminente, di una lunga galleria di episodi di criminalità comune ormai entrati nel tessuto della Storia dell’Italia unita su cui la storiografia ha da tempo richiamato l’attenzione”. Più che la cronaca criminale e giudiziaria del caso della cosiddetta “saponificatrice di Correggio” le interessa però – lo si capisce sin dalle prime pagine – analizzare come il fattaccio è stato percepito, gestito e “digerito” dall’immaginario collettivo dell’epoca e conseguentemente anche da quello attuale, dato che la torbida vicenda di Leonarda Cianciulli rappresenta ormai un vero e proprio archetipo, costruito attingendo anche a narrazioni che trascendono la cronaca nera, poiché “(…) la violenza inedita di una donna, di una madre per giunta, può solo spiegarsi ricorrendo analogicamente a una figura senza tempo come la «strega», cioè a un modello metastorico, a un passato che non passa e che periodicamente si ripresenta uguale a se stesso”. Certo la Cianciulli è sempre stata una donna borderline: segnalata sin da giovane nella natia Irpinia e in Basilicata come “donna di facili costumi e dedita alla millanteria e alla truffa”, era stata condannata nel 1912 per furto, nel 1919 per minaccia a mano armata di pugnale e infine nel 1927 per truffa “poiché aveva raggirato una contadina del posto dalla quale s'era fatta consegnare denari e oggetti di valore di diverse migliaia di lire”, e viveva facendo la chiromante. Ma il saggio della Bracco non indulge né in scandalismi né soprattutto in particolari grandguignoleschi, anzi avanza anche l’ipotesi che la questione del sapone sia sostanzialmente una leggenda metropolitana. Si concentra piuttosto sull’andamento del processo alla omicida seriale e sulla sua ossessione per i figli, apparentemente così fuori sincrono in una assassina: la Cianciulli infatti aveva avuto 3 aborti spontanei e 10 neonati morti in culla prima di avere quattro bambini. Non a caso in apertura del processo (e in apertura del libro) la donna dichiara: “Chiedo innanzitutto che mio figlio sia fatto uscire dall’aula, perché in sua presenza non posso parlare”. La scelta dell’autrice dona probabilmente valore storiografico al suo lavoro, ma fatalmente ne limita il fascino presso i lettori comuni.



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