La scelta di una madre

Fa molto freddo a Knockroe, un paesino a circa quaranta minuti da Dublino: sono le 12:45 e come ogni giorno Kate O’Hara aspetta la sua piccola Rosie all’uscita dall’asilo. Da quando è accaduta la tragedia Kate si è ripromessa di esserci sempre, per sua figlia. Sono passati due anni da quel giorno in cui sembrava che suo marito Greg si fosse dimenticato di andare a prendere Rosie: è stato poi ritrovato morto proprio dalla piccola nella cucina di casa… Madeleine Cooper, due figli, un marito, una bella casa, un lavoro di quelli moderni, gestisce il blog “Mamma Matta”, che le ha conferito una certa popolarità. Proprio quel martedì mattina, quello della diretta TV, sua figlia Clara di cinque anni non è in forma, sembra si stia ammalando. Madeleine non può però disdire il suo impegno, per cui decide di mandarla ugualmente all’asilo, incaricando la cara amica Lucy di prelevare la bimba da scuola, qualora si senta male: potrebbe trattarsi di varicella, vista la circolare diffusa dalla direzione didattica e i suoi figli, per scelta personale sua e di suo marito, non sono vaccinati. La donna si trova ancora presso gli studi televisivi, quando riceve la telefonata dalla sua amica: Lucy ha appena preso Clara, la bimba ha febbre ed è piena di puntini… Kate mentre assiste al saggio di danza della sua Rosie, nota che la bambina si gratta la schiena. “Avrà preso il coprispalle sbagliato” pensa Kate. Purtroppo quel prurito è frutto dei puntini che si stanno formando sul corpo della piccola. Febbre alta, tosse e convulsioni la assalgono e ben presto Kate si rende conto che non si tratta di varicella, ma di morbillo, come per Clara, la sua compagna di classe. La sua piccola, proprio come l’amichetta, non è vaccinata, non per scelta, ma perché allergica ad alcuni componenti della vaccinoterapia. Le condizioni di Rosie si aggravano…

Melissa Hill in La scelta di una madre affronta in maniera schietta e delicata la controversa polemica sviluppatasi negli ultimi anni intorno al vaccino MPR, che rende immuni al 97% da morbillo, parotite e rosolia. L’autrice affronta la tematica attraverso gli occhi e i sentimenti di due madri, due donne che per motivi differenti hanno scelto di non vaccinare i propri figli. Due personaggi disegnati con dovizia di particolari dalla Hill, due figure femminili agli antipodi, sia per i fatti di vita quotidiana, che per gli ideali. Due donne che non vogliono farsi del male, che hanno liberamente scelto di non immunizzare i propri bimbi, una per scongiurare il pericolo dell’autismo (teoria tra l’altro risultata scientificamente infondata, anzi fraudolenta) e l’altra per necessità. Due madri “umane”, che si ritrovano in tribunale a doversi accusare e a doversi difendere. Bella la scrittura della Hill, che in questo libro, a differenza di altri suoi scritti, abbandona ogni banalità, facendosi essenziale e snella, consegnando così al lettore un romanzo piacevole, a tratti commovente, dove l’argomento cardine non viene mai offuscato. Attraverso la figura di Kate e tramite il velato menefreghismo di Madeleine, la scrittrice irlandese esprime la sua posizione di attivista dichiaratamente pro-vax, pur non puntando mai l’indice accusatore contro coloro che liberamente decidono di non affidarsi ai vaccini, sollevandoli così dalla colpa di voler recare danno alla comunità. Un libro che narra in maniera equilibrata dei pericoli del morbillo, delle possibili conseguenze, che racconta di informazioni medico-scientifiche e della potenziale responsabilità di preservare l’immunità di gruppo, ma che vuole supportare anche le libere scelte. Quello che rimane poco convincente, in questo romanzo ben fatto e abbellito da uno spiazzante colpo di scena finale, è il tentativo dell’autrice di voler impreziosire le protagoniste di reazioni sempre bonarie e dalle forti tinte rosa, anche di fronte a situazioni dove l’umano contraccolpo sarebbe necessariamente devastante.



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