La scienza narrata

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Berenice ha di fronte il mare, un mare oscuro che la spaventa. Tutto, oltre quell’orizzonte sconosciuto la terrorizza, senza la sua radice. Avrebbe dovuto ricominciare da capo in un luogo ignoto, con la sola compagnia delle stelle che conosce così bene, lei che ha avuto la forza di lottare contro i più gravi estremismi del fondamentalismo tra la Siria e l’Etiopia, ora trema davanti al suo futuro. Johann è un bambino quando osserva con attenzione le cortecce degli alberi, proprio come suo padre gli ha insegnato, perso nel mistero di queste affascinanti meraviglie della natura non sente la voce della sorellina che insistentemente lo chiama. E da adulto ripesca quel ricordo sorridendo della sua ingenuità. Poi ancora, dissertazioni sul ciclo mestruale, traslazioni su La Divina Commedia, il racconto della difficile storia di Abdul-Raafi che a cinque anni, per un tragico incidente è diventato zoppo e il suo volto è stato sfigurato da un’ustione, tanto da guadagnarsi il soprannome di zoppo-malocchio nonostante tutte le terapie e i trattamenti subiti in ospedali di Italia, Germania e Iraq su insistenza dei genitori, ma forse sarebbe meglio togliersi la vita…

L’edizione del 2016 è la decima per il Premio Letterario Merck conosciuto con il nome de “La scienza narrata”, un concorso che vede la partecipazione di oltre trenta istituti italiani dislocati in almeno venti città. Il progetto ha lo scopo di fornire l’occasione di contatto con esponenti del mondo della cultura e prevede l’organizzazione di laboratori e stage con l’edificante obbiettivo di “promuovere la formazione, il benessere e la salute degli studenti”. “Un’operazione civile di spiegazione e di spiegatura orizzontale della conoscenza scientifica” scrive la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini in una lettera rivolta ad organizzatori e partecipanti nella serata di premiazione dello scorso 12 luglio, complimentandosi con i vincitori di questa edizione del Premio, Alberto Mantovani ed Helen Macdonald, e con il professor Andrea Moro a cui è andata la menzione speciale per il saggio I confini di Babele. La scienza vista dagli adolescenti, con le loro fragilità e il loro modo peculiare di guardare al mondo, tra sogni e incertezze, paure e opportunità come quelle che concorsi come questo offrono loro.



 

 

 

 
 
 
 

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