La scimmia che siamo

La scimmia che siamo
Che gli uomini discendano dalle scimmie si sa. Frans De Waal infatti non si preoccupa di introdurre o di richiamare neppure vagamente la teoria dell'evoluzionismo formulata da Charles Darwin nel suo ‘famigerato’ L’origine delle specie del 1859, la dà per scontata, vivaddio (ehm, forse non è l'esclamazione più adatta). Finalmente uno scienziato che lavora negli USA che non si sente in dovere di pubblicare un saggio divulgativo incentrato sulla difesa di Darwin dagli attacchi dei creazionisti. Darwin non si tocca. Si può parlare d'altro? Sì, grazie. Per esempio del fatto che gli animali più vicini all'uomo sono due tipi di scimmie non a caso dette antropomorfe: gli scimpanzé e i bonobo. I primi noti da tempo, i secondi individuati come nuova specie distinta solo nel 1929, sono a ben guardarli - se messi insieme - esattamente ciò che l'uomo è diventato. Una specie di Yin e Yang, bene e male, gli scimpanzè e i bonobo. Secondo la teoria enunciata ne La scimmia che siamo, gli scimpanzè sono animali nei quali prevalgono l'aggressività, la forza, l'animalità, le dinamiche di gruppo basate sulla dominazione; nei bonobo, al contrario, prevalgono l'affettività, la cooperazione tra i membri del gruppo (per inciso gestita dalle donne come in ogni sana famiglia matriarcale che si rispetti), lo sviluppo dell'empatia. Accostandosi a questo libro ci si aspetta un saggio scientifico rigido e tendenzialmente asettico alla Richard Dawkins, invece ci si ritrova davanti alla descrizione delle esperienze di un etologo totalmente rapito dall'osservazione delle scimmie: c'è spazio per le esperienze personali, per i racconti dei guardiani di zoo che più di chiunque familiarizzano con animali tenuti in cattività (un tempo per divertire il pubblico, ora solo se necessario e per poter essere studiati); c'è spazio per sorprendersi di quanto le dinamiche di gruppo siano anch'esse antiche tanto quanto i nostri geni; c'è spazio per capire che anche gli animali hanno un'affettività che va al di là della conservazione della specie e che questa non è una caratteristica esclusiva dell'uomo; c'è persino spazio per un po' di libidine e di voyeurismo, quando si parla delle abitudini sessuali di questi nostri villosi antenati. Traspare da una scrittura semplice e scorrevole - e talvolta anche romantica - l'amore di Frans de Waal per scimpanzé e bonobo, anche se non si può far a meno di immaginare questo autore "schiavo della sua passione" come la buonanima Diane Fossey, la famosa studiosa di gorilla autrice del saggio Gorilla nella Nebbia, la cui trasposizione cinematografica con protagonista Sigourney Weaver è un film culto per chi ama le storie di avventura e si interessa di etologia.

 

 

 
 
 
 
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