La scimmia pensa, la scimmia fa

Un festival del sesso tutto americano, la preparazione alle Olimpiadi di un gruppo di lottatori, una presentazione di sceneggiature cinematografiche allo Sheraton Hotel, una gara tra mietitrebbie, uno strano travestimento per le strade di Seattle, l’hobby di costruire castelli, gli effetti del Dianabol, uno steroide anabolizzante, una spedizione a bordo di un sommergibile statunitense, una casa infestata dai fantasmi, le domande che l’attrice Juliette Lewis fa ai ragazzi che non conosce, una confessione di Andrew Sullivan, noto giornalista politico statunitense, le abilità narrative della scrittrice Amy Hempel, una lettura di carte da Marilyn Manson, una spedizione in Honduras alla ricerca di cadaveri dopo il passaggio dell’uragano Mitch, le pazze idee di Brian Walzer, il primo a mettere a punto un veicolo spaziale fatto in casa, una lettera a Ira Levin, scrittore capace di indovinare il futuro in modo ineccepibile, il mestiere di assistere ragazzi prossimi alla morte, il viaggio di Palahniuk a Hollywood dopo la vendita dei diritti di Fight Club, il suo intervento di microchirurgia estetica alle labbra dopo l’incontro con Brad Pitt, lo spettro della morte tra realtà e finzione, il potere ingannevole della scrittura, un appuntamento con la morte, quella del padre assassinato dell’autore...
Non lo conosceremo mai abbastanza, Chuck Palahniuk. Ci ha incantato con le sue storie, con i suoi romanzi capaci di penetrare talmente a fondo nel ventre della società da scardinare quei pochi principi base sui quali ancora facevamo affidamento. La sua 'realtà immaginaria' ci ha sbalordito al punto di aspettare ogni uscita di un suo nuovo libro come un evento, un cataclisma, chiedendoci cosa si sarà inventato questa volta? La scimmia pensa, la scimmia fa paradossalmente di inventato non ha niente. Ventitré racconti tutti reali, per quanto si possa stentare a crederlo. Ventitré fotografie impietose di professioni, personaggi famosi, parti di mondo o di noi stessi. Tutte riprese attraverso un unico impetuoso, geniale, deformante e impeccabile al tempo stesso obiettivo: l’occhio di Chuck Palahniuk. Insieme, è questo il nome del primo gruppo di nove racconti: immagini nitide, linguaggio essenziale, giornalistico, da reportage (molti degli scritti di questo libro sono infatti stati pubblicati negli anni passati da note riviste statunitensi o quotidiani). Il gradimento c’è, ma forse non è questo il vero Palahniuk, a tratti viene addirittura da chiedersi se si sia adagiato un po'. Ritratti è il secondo gruppo di storie: l’immagine si avvicina, si definisce, eppure si fa più angolata e sfumata. La parola passa a personaggi più o meno famosi della società americana. La loro personalità traspare come non l’abbiamo mai vista, o forse come non ce l’hanno mai raccontata. L’incontro con Marilyn Manson è un colpo destinato a rimanere. Personale è l’ultimo gruppo di racconti: ancora fotografie, ma l’obiettivo questa volta si rovescia, scruta all’interno dell’autore, nella sua vita prima e dopo la fama, nei suoi lati più intimi. La fotografia qui diventa arte, la scrittura si confonde tra la semplicità di un incontro con una star di Hollywood e le ferite più profonde della storia personale dell’autore (come quella, terribile, dell’assassinio del padre), esplorando le miserie di una fama che tutti ambiscono, ma che non mantiene mai le sue promesse. Un libro che colpisce nel segno, ancora una volta. Ancora Chuck Palahniuk, di nuovo lui.

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER