La scomparsa di me

La scomparsa di me

3 luglio 2014, ore 8.29. Un “fallito di successo” guida la sua moto per andare a un consiglio d’amministrazione: è un’altra azienda che sta per perdere. All’incrocio tra via Martin Luther King e via Gian Piero Lucini non ha il tempo interiore di recuperare il ricordo d’adolescenza su Lucini (chi era? Cosa aveva scritto?), perché prima c’è l’istante improvviso d’un respiro contro la visiera di plexiglas, poi un urlo e infine un colpo. Sarebbe dovuta finire lì, e invece: c’è stato un poi. L’uomo è morto, o non proprio: giorno dopo giorno si reincarna. A mezzanotte, non diversamente da com’è entrato, esce da un corpo e prima di finire in un altro per sette ore è pensiero senza materia. Si chiede: “In che scherzo sono stato catapultato? In che teatro? In quale allucinante organigramma trasparente, corrente, sciorinante in una struttura di turbine, valvole, spinte e depressioni, temporanee dighe e temporanee aspirazioni verso l’alto?”. E la piccola Ada, sua figlia, quando potrà rivederla?

Nell’ultimo romanzo di Gianluigi Ricuperati compare il nome di Gian Piero Lucini, autore poliedrico dell’inizio del secolo scorso che si avvicinò al Futurismo per poi allontanarsene: è forse il primo passo per partire all’avventura de La scomparsa di me. La scrittura, infatti, piacerebbe molto ai Futuristi: è ricca di allitterazioni e iperboli (“Il perdistato è una passione fragorosa, la fagocitante chiamata all’ingresso di una fila lunga, lunga, lunga”) e ci sono pagine così dense da somigliare a un rumore bianco che senza sosta ronza nel cervello. Eppure, si toccano più e più volte anche vertici lirici, come in un’elegia. La voce narrante che parla dopo un incidente mortale e dondola tra un cinico distacco dalla vita terrena e l’umanissima amarezza di chi sa che non potrà più rivedere i suoi figli, diventa più sensibile e profonda man mano che le sue esperienze post mortem aumentano. Ricuperati non racconta mai situazioni banali (il protagonista si reincarna in una pediatra alle prese con una biopsia, un ragazzino convinto di causare la morte di qualcuno masturbandosi, un uomo costretto a tacere di fronte a un ricco che s’improvvisa pilota d’aereo e in molti altri personaggi ancora) e nelle ultime pagine prepara per i lettori persino un’inaspettata sorpresa visionaria. La scomparsa di me si potrebbe descrivere con un aggettivo che piaceva ai Futuristi, “nuovo”, ma forse Lucini troverebbe un modo migliore per descriverne freschezza e incanto.



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