La sconosciuta del lago

La sconosciuta del lago
Roma. 10 luglio del 1955. È una calda estate, quella in cui sulle rive del lago di Castelghedino, nei pressi di Ostia, due ragazzi s’imbattono nel cadavere di una giovane donna: è nudo, ha la pelle grigia e livida e gli manca la testa, tagliata di netto e gettata chissà dove. Indaga sull’omicidio il dottor Leopardo Malerba, commissario della questura centrale di Roma. Sposato con una donna insulsa con la quale ha un figlio inutile, quarantacinque anni, Malerba ha un aspetto bizzarro: è basso, cammina con i piedi divaricati, la pancia buttata in avanti e la testa all’indietro. Sin da quando è piccolo, tutti lo chiamano ‘Mezzacanna’ a causa dell’altezza e delle dimensioni del suo pene. Come se non bastasse, Malerba  ha una moralità che rasenta lo zero: spesso frequenta il casino della prostituta Cesarina ed è solito portare alcune donne in un appartamento dopo averle avvicinate nei pressi della stazione Termini. Le indagini del commissario vanno a rilento fino a quando all’obitorio si presenta una ragazza che riconosce il cadavere grazie ad un difetto delle mani e dei piedi. La vittima è Caterina Mazzarese, una cameriera siciliana dal passato oscuro, uccisa il giorno del suo ventiduesimo compleanno. Una donna che anche il commissario Malerba conosceva…
Il 10 luglio del 1955 fu trovato sulle rive del lago di Castelgandolfo il cadavere decapitato di una donna, la cui testa non venne mai trovata così come il suo assassino. La vittima si chiamava Antonietta Longo e faceva la domestica in casa di un medico. Da questo cruento fatto di cronaca Nicola Verde, scrittore di origine campana che vive e lavora a Roma, prende spunto per costruire la trama de La sconosciuta del lago, romanzo dai ritmi gialli e dalle atmosfere noir che si muove su due piani narrativi diversi: da una parte vengono narrate le indagini del commissario Leopardo Malerba, personaggio controverso che non riesce proprio a destare un minimo di simpatia; dall’altra è la stessa vittima a raccontare le sue disavventure e ad invocare un nome e una degna sepoltura, utilizzando l’espediente narrativo inaugurato da Alice Sebold nel romanzo Amabili resti, da cui è stata tratta l’omonima pellicola con la regia di Peter Jackson. Nella prima parte del romanzo è proprio la voce della vittima – non ancora identificata – ad introdurre il lettore in una vicenda torbida che assume contorni e luce nella seconda parte, grazie ai racconti dei personaggi secondari che vengono interrogati nel corso delle indagini. Fa da sfondo una Roma che, dopo la guerra e il passaggio dalla monarchia alla repubblica, sembra ancora vivere i postumi del fascismo. Il risultato è un romanzo godibile in cui l’autore analizza un ampio spettro di psicologie e dissemina indizi per distinguere la verità dalla menzogna . Fino ad un inaspettato e avvincente finale.     

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