La seconda forma del sogno

La seconda forma del sogno

Martina Ochotavic è un’adolescente. Porta i jeans corti alle caviglie, una giacca blu palesemente troppo leggera rispetto a quello che è il freddo invernale. È molto magra, impacciata. Sono queste le parole che annota la dottoressa Silvestrelli dopo il primo incontro con la sua giovane paziente. Federica, assistente della dottoressa, scriverà, nel suo diario, in data 20 gennaio 2016, di aver ricevuto dalla stessa un incarico molto importante, ossia quello di trascrivere le interviste con la giovane paziente. A dirla tutta, quel lavoro è per lei quasi un obbligo visto che la dottoressa aveva già deciso, senza chiedere prima il suo consenso! Federica ha 26 anni, lavora, sì, ma – in fondo – nessuno le ha mai parlato di contratto, di rimborso spese o di assegni di ricerca. Tutto è incerto, peraltro anche il suo fidanzato non riesce a trovare un lavoro. Non vede davanti a sé un roseo futuro – ci sarà un futuro? Il 21 gennaio, Martina tornerà per il suo secondo appuntamento e la dottoressa è molto positiva. La giovane le pare il soggetto perfetto per poter sperimentare, in modo proficuo, il Suo metodo. Il Suo metodo. Martina è giovane e anche duttile. Riuscirà la Silvestrelli a far tabula rasa della sua mente?

Marco Saverio Loperfido, scrittore prolifico, amante dei viaggi nonché dedito, da tempo, alla realizzazione di progetti di varia natura – dalla scrittura creativa alla montagna-terapia – con soggetti affetti da disabilità e disagi mentali, dà alle stampe la sua ultima fatica letteraria, un agevole romanzo che, per le sue peculiarità, colpisce positivamente. Trattasi di romanzo a più voci: un coro formato da quattro donne tutte diverse tra loro le cui vite, anch’esse diverse, in qualche modo si intersecano in modo profondo, fino allo stravolgimento. Tutto parte da un dolore intimo e inespresso che è quello della giovane paziente, Martina e da lì, dalla sua solitudine, si snodano, in una dimensione in bilico tra realtà e mondo onirico, le esistenze delle altre donne tutte alla ricerca di qualcosa. Di un mondo migliore, di un posto nel mondo, della verità che, forse, non sarà mai raggiunta. Colpisce, indubbiamente, il collage di diverse forme scrittorie delle quali fa uso Loperfido: si passa dal diario, alle annotazioni, alle trascrizioni delle videoregistrazioni per giungere, infine, al disegno. È da tale assortimento di forme che, di fatto, possono esplicarsi in tutta la loro intensità e complessità le voci di quelle donne. L’opera è arricchita dalle illustrazioni di Alfonso Prota che, decisamente, si incasellano perfettamente nella narrazione, a meglio rimarcarne la natura vorticosa e onirica.



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