La seconda India

Calcutta. Un giorno di marzo. Nel negozio “Shiva Computer Shop – Internet & More” una fiammata bianca e del fumo si alzano all'improvviso da un cavo collegato tra una stampante e un vecchio computer. Poi, un commesso si avvicina a un uomo sulla quarantina e gli spiega quel che è accaduto: “Gone, gone, Sir, it's gone, dead...”. “Ma come, gone, dead?” dice l'altro, “il mio lavoro... la versione finale... lo dovevo solo stampare!”. Così, in un lampo, la tesi di dottorato sulla letteratura contemporanea in lingua bengali di Giuliano Baglio è cancellata: tre anni di lavoro e di ricerche buttati. Giuliano l'aveva salvata solo su una chiavetta che adesso è bruciata assieme al computer, alla stampante e al cavo: è tutto “gone, gone, dead”, tutto andato, sparito, in un attimo. Fissando quel che resta del monitor annerito e della penna USB ormai inutile, Giuliano pensa a quante cose gli sono successe in quegli anni in India: il giorno dell’arrivo, le speranze, i colleghi all'Università, il viaggio nel sud del Paese – cominciato bene e finito male, la solitudine e il momento in cui ha deciso di aiutare Parveena e a suo figlio Anjoy. Poi, Anuja: il pensiero dominante di ogni giornata. La mente che corre sempre dritta verso Anuja. Anita, la sorella di Giuliano, psicoanalista di scuola lacaniana, ha detto che l'amore del fratello verso Anuja ha del patologico. Quella donna è l'autrice del famoso romanzo indiano su un impossibile amore tra caste diverse ed è sposata e inaccessibile: Giuliano non potrà mai averla. Eppure lui insiste, l'ha capito già la prima volta che l'ha vista: con Anuja il suo problema svanirebbe, con Anuja riuscirebbe a fare l'amore...
Nel terzo libro della traduttrice e germanista Laura Bocci si racconta di un viaggio in India che è allo stesso tempo “su strada” e interiore. Il protagonista, infatti, trascorre un periodo a Calcutta e lì impara a conoscere la cultura del luogo e le parti più complesse della sua personalità.  Alla narrazione e alla storia di Giuliano (vero e proprio personaggio a tutto tondo) s’intrecciano i riferimenti più vari: dalla medicina tradizionale indiana, all'economia asiatica, passando per la filosofia e la psicanalisi – il tutto arricchito da note e approfondimenti validi. Un lungo flashback che si espande a ritroso fin dalle prime pagine del romanzo-reportage spiega perché l'India di Baglio è “seconda” e rivela la “prima”. Con ingegno, la Bocci sceglie di abbandonare il percorso all’indietro della memoria di Giuliano solo quando lui si spinge verso l'uscita del suo labirinto personale: lui va avanti, si lascia alle spalle il passato e così fa il romanzo. Le pagine che raccontano delle cooperative di donne contadine nell'Andhra Pradesh sono interessanti e accurate e il resto del capitolo incentrato sul viaggio nel sud dello Stato non è da meno. La seconda India è un invito a esplorare terre lontane e al contempo gli spazi più in ombra della propria mente: qualcuno accetterà l'invito e qualcun altro resterà seduto comodamente sulla poltrona di casa. In ogni modo ci si appassionerà all’itinerario.

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