La sequenza mirabile

La sequenza mirabile
Roma. Alla porta di uno scrittore di gialli si presentano due strani personaggi: Ermete Cimbro e sua figlia Amaranta. Vogliono che lo scrittore, Giulio Leoni, cerchi un testo risalente ai primi anni del Novecento. Un libro scritto dal matematico Gerolamo Martini che contiene il segreto per sbancare i casinò ingannando la roulette: la Sequenza Mirabile. Il testo sarebbe passato dalle mani dei Nani, cinque fratelli acrobati morti in circostanze misteriose a quelle di Aristotele Cimbro, antenato di Ermete, improvvisamente diventato ricco e in seguito assassinato – apparentemente – per rapina. Sembra un’impresa folle, il delirio di due pazzi assetati di ricchezza, ma lo scrittore, il cui nuovo romanzo vive un momento di stallo, ha tempo per fare qualche ricerca e in fondo qualche soldo in più non ha mai fatto mai male a nessuno. Giulio inizia le sue indagini, che lo trascinano in una storia in cui conosce personaggi assurdi e che affonda le sue radici nel 1920, all’impresa di Fiume e a Gabriele d’Annunzio; pare, infatti, che anche il Poeta abbia avuto tra le mani la Sequenza e abbia tentato un colpo di mano al casinò di Zara. Intanto tutti coloro che ruotano intorno alla Sequenza Mirabile iniziano a morire…
Se non ci fosse scritto nel colophon di apertura che i fatti narrati ne La sequenza mirabile sono frutto di fantasia, saremmo indotti a pensare di trovarci davanti ad un romanzo autobiografico, perché il protagonista della vicenda è lo stesso Giulio Leoni che narra le sue peripezie in prima persona. Come in un Cluedo di carta il lettore viene chiamato a scoprire la chiave per scardinare un intrigo ben congeniato, mandando a farsi benedire la figura dello scrittore onnisciente. Se in E trentuno con la morte Leoni, quello vero, aveva descritto le imprese di Fiume, qui “la città libera” diventa crocevia di un segreto che dura novant’anni e uccide chiunque tenti di addentrarsi in esso. Almeno così pare e spetta proprio al Leoni di fantasia sbrogliare un bandolo della matassa che lo porterà davanti ad alchimisti pazzi, esperti di statistica, antiquari, nani da circo, ex arditi, marinai della Regia Marina e, ovviamente, la storia del Comandante, Gabriele d’Annunzio, figura poetica ed eroica di inizio Novecento, con la sua visione vitalistica e ‘panica’ dell’esistenza. Per questo è sempre un piacere immergersi nella lettura di un libro di Leoni, per la sua capacità di mescolare presente e passato, facendo respirare aria d’altri tempi e facendo rivivere personaggi della storia visti in chiave personalissima – come accade nella saga dedicata ad un Dante Alighieri calato nelle vesti di detective – con uno stile, ricercato nel lessico e allo stesso tempo condito da una forte componente ironica, che rende “mirabili” queste pagine.

Leggi l'intervista a Giulio Leoni

 

 

 

 
 
 
 
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