La serata a Colono

La serata a Colono
Una sera di novembre del 1960 due portantini depositano sul pavimento di una corsia d’ospedale ultra affollato una barella su cui giace legato un vecchio di 63 anni, ricoverato d’urgenza con gli occhi avvolti da garze insanguinate. Proprietario di due piccoli appezzamento di terreno, un tempo benestante, ora vedovo e con quattro figli, l’uomo è vittima di una sindrome delirante e paranoide, affetto da mitomanie epico-classiche e da gravi forme di allucinazioni. Reincarnazione di un Edipo ormai in avanzata fase di decadimento fisico oltre che mentale, l’anziano viene accolto in un reparto Neurodeliri in cui risuona la litania sconclusionata delle voci monologanti del coro dei ricoverati. Gli è accanto la sola figlia Antigone, una zingarella quattordicenne che lo assiste con amorevole devozione e che preme sui Tre Guardiani seduti sulla panca del corridoio affinché si prendano cura del padre, mostrando loro una vecchia e sgualcita lettera di raccomandazione rilasciata tempo prima da un medico conosciuto all’epoca del congedo militare. Narrando le tragiche vicissitudini che hanno condotto l’uomo a vagare senza pace in uno stato di profondo e doloroso smarrimento…
Unica opera drammaturgica di Elsa Morante -  pubblicata all’interno della tripartizione de Il mondo salvato dai ragazzini - La serata a Colono è stato definito da Carmelo Bene il capolavoro assoluto della scrittrice romana, benché non riuscì nell’intento di realizzarne una trasposizione cinematografica con Eduardo De Filippo. È, invece, del 2013 la sua prima versione teatrale, realizzata dal regista Mario Martone e interpretata con ampio riscontro di critica e di pubblico da Carlo Cecchi, che fu assai vicino alla Morante e che ne possiede i diritti. Si tratta di una rivisitazione in chiave parodistica della celebre tragedia di Sofocle Edipo a Colono, in cui la voce del protagonista principale è caratterizzata da un linguaggio colto e solenne, che si nutre del costante rimando ai più svariati ambiti culturali. Mentre quella di Antigone le fa da contrappunto con un’espressività sgrammaticata e ibridata da contaminazioni dialettali. Perché ciò che preme dire alla Morante, in questa sua moderna riscrittura del mito, è che l’ignoranza è una maledizione le cui colpe piegano la ragione agli effetti devastanti della disperazione. Restando un inevitabile terreno di confronto che attraversa da sempre la storia del’uomo.  

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