La signora di Wildfell Hall

La signora di Wildfell Hall
«Santo cielo, cara! L'edificio è in rovina!»: la madre di Gilbert risponde pronta alla figlia e lo stupore è tanto evidente che Rose e Fergus, accomodatisi a tavola, non riescono a prendere il tè. Silenziosamente, s’intende. I Markham non disdegnano affatto le notizie e, più ancora in una circostanza di quelle che definirebbero interessanti, appaiono perfino perseveranti. In quel fine ottobre del 1827 tante convinzioni e posizioni sono in discussione. Quel conversare tanto intenso, difatti, sulla donna solitaria che avrebbe preso residenza a Wildfell Hall, sembra non riguardare il pensieroso Gilbert, attento a ragionare su se stesso. Ma per l'appunto quello è un tempo in cui i gentiluomini dovrebbero piuttosto avere un'opinione anche sulla scelta tanto provocatoria di una signora. È in lutto, poi?
Così, dal vizio allo scandalo, dalla fuga alla verità, sulle tracce di un dramma familiare, Anne Brontë racconta la dolorosa storia di Helen Graham. Ma è indiscutibile che sia anche «una formidabile storia d'amore e di speranza», non solo di «oppressione, peccato e tradimento»(Daily Mail). Questo romanzo, di coraggioso realismo e ancora attuale, tra epistole, pagine di diario e racconti si presenta in forma memorabile - si è infatti distinto per la tecnica narrativa e certamente per la scelta difficile del soggetto, come ricorda nell’introduzione Alessandra Sarchi, pur essendo stato «a lungo oscurato dalle più celebri opere di Charlotte ed Emily» - e animato dalla miglior forza d'animo dei protagonisti, Gilbert Markham fra tutti, suggerisce la via della fiducia. Una donna schiva, seria, Helen, bella, falsamente rappresentata, che tuttavia sarà rispettata. Proprio per la sua ricerca della libertà, amata, e per i suoi valori. Oltre la credulità e il pregiudizio. Una grande espressione narrativa di indipendenza, per quanto travagliata, da leggere e raccomandare.

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