La signorina e lo stupido

La signorina e lo stupido
È primavera. La natura si risveglia dal torpore invernale con mille colori, in un silenzio che però è tristezza e malinconia. Un bacio alla luce argentea di una luna brillante. Un bacio svergognato: Nina piange lacrime copiose per essere dalla parte sbagliata dell’amore. Lei è l’altra, l’amante. Un’amante anch’essa sposa e madre. Si sente sporca e piange perché non ama suo marito, per il bisogno di essere amata, per la paura di un futuro fatto di vergogna. Ma con le lacrime arrivano altri baci e ancora altri. Lui le suggerisce di nascondere il loro amore. Per rispetto e pietà verso suo marito, per poter restare accanto ai suoi figli, per non rovinare l’idillio. Un consiglio nato dal buonsenso. Un buonsenso che pare cinismo. Detto addio alla speranza di un amore puro, Nina si abbandona a quella romantica confusione. Fino a che la rugiada ricopre le foglie e il sole annuncia l’arrivo di un nuovo giorno. Dal giardino alla strada: la signorina non ha avuto alcun incontro quella sera e torna a casa, quasi disperata, dal fratello ubriacone. Sulla strada del ritorno, inaspettatamente un uomo la guarda e le parla come nessuno mai aveva fatto. Con gentilezza. Un uomo buffo ma pulito, con un insolito bisogno di conversare, di raccontare del gelo che attanaglia la sua anima. Pagando, s’intende…

Prostitute, amanti, gentiluomini, donne e uomini come tanti, spesso senza nome, stretti in una rigidità sociale che vuole solo apparenza e formalismo: la società Russa a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, che non è capace di amare, che mostra una freddezza quasi inumana. Eppure sono storie di uomini e donne senza spazio e senza tempo, quadretti malinconici, istantanee di vite comuni che mostrano le complesse relazioni tra i sessi. Tre racconti intensi, a tratti ironici e beffardi (soprattutto verso le convenzioni sociali della classe media), da leggere in un fiato. Testi rari e preziosi perché ormai introvabili: la casa editrice pistoiese Via del Vento nella collana “I quaderni di via del Vento”, di cui fa parte questa raccolta, intende, infatti, portare alla luce “testi inediti e rari del Novecento”. Raffinati dettagli disegnano scorci di vita (soprattutto quella delle classi più umili) con estremo realismo e uno stile narrativo impeccabile. Maksim Gor’kij (scrittore, drammaturgo, poeta e pubblicista), insieme a Tolstoj lo scrittore russo più famoso, è infatti definito “padre del “realismo socialista”. Una vita trascorsa in una Russia povera ma rivoluzionaria. Una vita difficile che lo ha portato a scegliere uno pseudonimo (“gork'ij” significa “amaro” in russo) che esprime un dolore ai limiti della disillusione. Una lettura romantica e malinconica che non può mancare negli scaffali dei lettori più raffinati ed esigenti.



 

 

 

 
 
 
 

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