La sinfonia del tempo breve

La sinfonia del tempo breve
Green si chiamava Green perché il verde era, nell'ordine: il colore della divisa da militare di suo padre; il colore che, ancora suo padre, aveva visto quando il piede gli era finito su una mina; il colore degli occhi della crocerossina da cui, sempre suo padre, prima era stato curato e poi sposato. E soprattutto il verde era il colore del bosco. E il signor Talbot, sopraccitato padre di Green, era il guardiano del bosco di Tranquillity, un paesino perso in qualche parte dell'Inghilterra, in cui tutto scorreva sempre bene, in cui niente cambiava mai, su cui il tempo sembrava non funzionare. Ma Green, che a dispetto di quello che si poteva pensare era venuto su con una grande curiosità, di rimanere a Tranquillity proprio non ne voleva sapere. Così un bel giorno prese la via del bosco e vi scomparve dentro, alla scoperta del mondo...
Green nasce nel 1919 e vive la sua intensa vita in un periodo in cui niente sembra più lontano dal termine “tranquillo”: due guerre  (una appena finita e una che, da brava, aspetta il suo turno dietro la porta), il 1929 con il suo tutt'altro che placido “Black Tuesday”, la frenesia del boom economico di poco dopo, il fracasso delle rovine di un muro che, verso la fine del millennio, cade giù colpo dopo colpo. Un romanzo poetico e delicato, una fiaba per adulti, in cui la realtà viene filtrata attraverso gli occhi verdi di Green, che parla con gli uccelli, respira sott'acqua e gira il mondo. E come in tutte le fiabe, Green si imbatte in animali parlanti come il gabbiano Banjeseiro, feroci marinai del calibro del capitano Petin (ohr ohr) e stravaganti figuri, tipo Jimmy Spears, vasaio-scultore-aviatore delle strade del mondo, o Jimmy Del Vento, pilota di mongolfiere. E alla fine di tutta la faccenda, come in ogni fiaba, arriva la morale: non è né l'inizio né la fine delle storie a contare, e nemmeno quello che c'è nel mezzo. L'importante sono le fermate.

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