La società pornografica

La società pornografica

Pornografico è lo sguardo che tutto vede, che su tutto si “abbuffa”, non trattenendo nulla, non “vedendo” nulla, essendo inesorabile la sua prigionia all’interno di una bulimica ricerca del godimento. Lo sviluppo tecnologico e le nuove mutazioni dei media incontrano la società ‒ la nostra società ‒ in una sorta di recinto esibizionistico del Sé: l'identità digitale è ossessione di ciò che appare, di come appare, a quali criteri risponde e se lo fa correttamente. Per un profilo nei social network vengono scelte le foto migliori, più “efficaci” secondo precisi dettami di costume, e così le frasi, le citazioni, in una timeline che racconta di un Io Ideale in rumorosa congerie di altri Io Ideali: nuova frontiera potente del narcisismo digitale. Il recinto, la condivisione imperante tramite il like, la formulazione di una ristretta rete di riferimenti culturali (contenuti simili, contenuti rispondenti al profilo di riferimento): in questa città si avverte rumoroso il dilagare dell’allineamento del pensiero, autoreferenziale, intollerante. Il persuasore “occulto” della pubblicità si accompagna alla pornografia che tutto mostra in luce sontuosa, nascondendo le zone d’ombra, rifiutando il limite. Un morbo, l’osceno, l’ipertrofia dell’immagine come quella del cibo, che da organico si fa inorganico, altro simulacro nella morsa e nel richiamo di una eccitazione insaziabile…

Il tramite dello sguardo e le mutazioni digitali apportate dalla tecnologia della comunicazione sono i vettori del saggio di Rossano Baronciani sulle peculiarità della società pornografica. Con Benjamin, Agamben, Baudrillard, Žižek e Lacan, Freud, Jung tra gli altri a comporre una densa seppure compressa in breve spazio bibliografia di accompagnamento, Baronciani traccia una storia recente dello sguardo e dell’immagine, del rapporto tra vedente e oggetto della visione con annesse labilità di confine. Prova a capire cosa è successo allo sguardo, al tramite attraverso lo sviluppo tecnologico, dalla scomparsa del campo di battaglia con la prima “guerra di trincea” all’immaginario dell’amore, fino al rapporto convulso tra Io e Ideale dell’Io: delinea così quelli che sono i tratti di una società pornografica e la formulazione dell’illusione perfetta: “quella che viviamo quotidianamente, che non consiste più nel cadere negli inganni più o meno manipolatori della società dell’informazione, quanto piuttosto nel rimanere passivi di fronte a quelle stesse immagini, nell’accontentarci e nel desistere dal cercare di comprenderle in profondità, per restituirne senso e significato”. La lucida e puntuale tesi di Baronciani necessiterebbe di ampliamenti ad alcune riflessioni, in special modo partendo dai tanti riferimenti letterari e cinematografici inseriti nel testo, a comporre così un organico percorso di ricerca nel labirinto dell’immagine e nel “problema” dell’attività visiva.



 

 

 

 
 
 
 

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