La sposa birmana

La sposa birmana
Siamo nella Birmania degli anni ’40 che lotta per la sua indipendenza. Wai Wai è una ragazza genuina, legata alla tradizioni del suo popolo e alla sua famiglia. Rinuncia all’università e alle sue ambizioni per curare il padre, un risicoltore facoltoso ormai malato da tempo. Può farlo solamente lei, perché la madre ha lasciato il tetto coniugale per dedicarsi alla vita monastica, il fratello si è sposato ed ha abbandonato tutto per seguire la moglie con i suoi impegni di lavoro in giro per il mondo, mentre la sorella ha sposato un medico e se n’è andata dalla casa paterna. A prendersi cura di Wai Wai è una zia, sorella del padre. La sua vita scorre serena fino a quando non arriva un nuovo vicino di casa: U Saw Han, trentasettenne dalle usanze più inglesi che birmane. Wai Wai si innamora di lui, ma ancor di più del lusso di cui egli si circonda. I due iniziano a frequentarsi, ma all’esaltazione della ragazza si contrappone lo scetticismo del padre che - da vecchio saggio provato dalle sofferenze della vita - ha già capito che la differenza culturale tra i due è immensa. Ma non si oppone al matrimonio per il bene che vuole alla figlia. Wai Wai e U Saw Han si sposano, e da quel momento la vita della giovane birmana cambierà profondamente. I tentativi del marito di civilizzarla e renderla una donna apparentemente libera si riveleranno per lei una gran causa di sofferenza: la colazione in camera con lo sposo nella casa paterna di Wai Wai rinunciando a riunire la famiglia fin dal mattino; l’allontanamento forzato dal padre per paura che anche lei si possa ammalare; le soffocanti attenzioni e premure di U Saw Han che arrivano oltre l’ostinazione e la caparbietà; le cure occidentali imposte per la sua malattia (a discapito di quelle tradizionali e naturali) e che lei ha odiato fino all’ultimo...
Ma Ma Lay nasce nel 1917, diventa giornalista e nel 1939 fonda insieme al marito il settimanale “The Journalgyaw”, nome che farà suo anche per la sua carriera di scrittrice. Alla morte del marito decide di dedicarsi allo studio della medicina tradizionale, convita che solo questa l’avrebbe potuto salvare. Tale studio andrà avanti per quindici anni. Contemporaneamente continua a scrivere, ma per la sua avversità al regime viene arrestata e maltrattata e a seguito di tali maltrattamenti muore nel 1982. Molti quindi i tratti in comune con la protagonista del romanzo Wai Wai, come la convinzione che la medicina tradizionale orientale sia salvifica o la certezza che tutto ciò che ci viene imposto dall’esterno possa causare dolore e sofferenza. La sposa birmana è una storia che pone interrogativi al mondo occidentale su atteggiamenti che possono sembrare normali, ma che, se visti con occhi diversi, con lo sguardo di un altro mondo o di un’altra cultura, possono risultare grotteschi o addirittura crudeli. L’intento dell’autrice, che si batté contro il colonialismo britannico e l’imperialismo giapponese, fu quello di utilizzare tale romanzo come una metafora politica. Morale della favola? Così come l’uomo, dalle usanze occidentali, cerca di indottrinare la moglie non accorgendosi se è veramente felice, le colonizzazioni, seppur all’apparenza abbiano scopi positivi, risultano sempre devastanti per l’identità e i valori di una popolazione.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER