La sposa di sangue

La sposa di sangue
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Il ritrovamento del cadavere di Susana Macaya suscita sgomento a Madrid: chi può aver ucciso una ragazza giovane e bella la notte del suo addio al nubilato in una maniera tanto atroce? La gitana infatti è stata divorata da larve infilate nel suo cranio attraverso tre piccoli fori. Un omicidio talmente particolare da richiedere le risorse migliori ma, quando la misteriosa Brigada de Análysis de Casos si presenta sul posto, la polizia non manda giù il rospo volentieri. Non c’è tempo per le gelosie però: l’omicidio di Susana è pressoché identico a quello di sua sorella Lara, morta sette anni prima per mano di un uomo ora in cella. Un emulatore quindi? O in carcere è finito l’uomo sbagliato? Elena, cinquantenne tutta nervi a capo della Brigada, passa al vaglio tutte le piste. Di certo bazzicare tra i gitani non aiuta: è una comunità piuttosto chiusa e non esattamente amante della polizia spagnola. Dover assistere al disfacimento di una famiglia che perde anche la figlia minore è un altro colpo che rende complicato procedere nelle indagini. Come se non bastasse, a suo tempo il caso di Lara è stato seguito da uno stimatissimo poliziotto ormai fuori dai giochi, consumato dall’età e dalla degenerazione delle sue cellule cerebrali. Insomma, l’unica fonte da cui ripartire ha il cervello confuso. Elena non è tipo da perdersi d’animo: tra pressioni mediatiche e politiche, ha distillato negli anni la sua ricetta antistress fatta di sesso furtivo in macchina, grappa e karaoke. Nessun legame, dopo la scomparsa di suo figlio e la fine del suo matrimonio. Lavoro, azione, indagini e nervi saldi, perché ogni piccola scoperta sembra portare in un vicolo cieco…

Di Carmen Mola, definita “Elena Ferrante spagnola”, non si sa nulla per scelta della stessa autrice, che preferisce rimanere celata e lasciare che le sue pagine parlino per lei. Scelta azzeccatissima perché questo thriller è tambureggiante, ansiogeno, ben costruito, mai ovvio. A partire dalla caratterizzazione della protagonista, donna risoluta, tostissima, libera al punto da sembrare cinica ma in realtà spezzata, tormentata come solo una madre può essere. Bella l’ambientazione madrilena, così vicina alle nostre suggestioni da potercela quasi vedere davanti agli occhi, questa Piazza Major brulicante di volti a ogni ora del giorno e della notte. Bella la definizione di tutti i personaggi e in generale la costruzione narrativa che, pur riprendendo qualche topos letterario – a partire dalla più classica gelosia tra polizia e corpi speciali – lo fa in maniera inedita, aggiungendo sempre un tocco personale, innovativo. Una lettura durissima, piena di ritmo e senza alcuno sconto, seppure non cinica: il dolore autentico dei genitori che per due volte subiscono il più atroce dei destini è trattato con rispetto, anche se descritto senza giri di parole. Così come schietto è il finale, che non può che costringere il lettore ad attendere la traduzione italiana del seguito, La Red Púrpura, un’immersione senza pietà nel deep web e nelle pieghe più abiette dell’animo umano. Un thriller da brividi che deve molto anche alla qualità della traduzione in italiano, che permette di apprezzare la forza, la durezza dei dialoghi e la crudezza di certe immagini, rimanendo così fedele all’intenzione dell’autrice, titolo a parte – chissà poi perché.



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