La stagione dei tradimenti

La stagione dei tradimenti
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Gilles Sebag ha due grandi preoccupazioni: essere un buon poliziotto e assorbire l’amara consapevolezza che il figlio maggiore, ormai adolescente, è sempre più distante dai genitori. Per fortuna, la figlia minore e la moglie compensano questa piccola sofferenza. Almeno finché Gilles, l’istinto allenato dal mestiere, sospetta prima e scopre poi il tradimento di Claire. Di storie di corna è pieno il mondo, eppure perché non riesce a convivere con questo pensiero? Perché quando capita alle altre coppie sembra quasi banale mentre per lui è un macigno, un treno che lo ha travolto? Chi è quest’uomo che ha preso il suo posto nel letto e nei pensieri di Claire? E tra tutti i casi a cui potevano assegnarlo, proprio all’omicidio di moglie fedifraga da parte di marito geloso? Mentre la sua parte razionale raccoglie prove e interroga testimoni, un altro fatto violento sembra voler gettare sale sulle sue ferite: ancora un marito violento e una moglie traditrice. Poi ancora. Qualcosa non torna, non possono essere tutti episodi casuali, una spontanea stagione dei tradimenti. Ancora quella parola odiosa, tradimento, e quel bisogno di affrontare Claire, di capire che fare di vent’anni di una relazione che sembrava inossidabile. Perché a lui? Perché a loro? Così, mentre la vita emotiva di Sebag va in pezzi e al commissariato un collega tenta di fargli le scarpe, il mistero del corvo sembra non trovare soluzione…

Poliziesco, noir, psicologico. Sicuramente avvincente e tanto autentico nei dialoghi, nelle reazioni, nella definizione dei personaggi. Gilles Sebag non è alla sua prima apparizione: si tratta, infatti, del terzo romanzo che lo vede protagonista, un successo letterario in Francia. Veloce nel ritmo, ben cadenzato nell’alternare azione e riflessione, indagine e dialoghi. Così umano, poi: i diversi personaggi da un lato incarnano ciascuno uno “stereotipo” (la fedifraga, la romantica, il geloso, il depresso, il bacchettone …) dall’altro mostrano nel corso della storia un’evoluzione ricca, senza snaturarsi ma senza risultare artificiali. Il parallelismo tra la dinamica investigativa e quella personale del protagonista regala alla storia una vivacissima alternanza di registri, per cui per un momento si è catturati dalla logica poliziesca e un attimo dopo ci si trova a riflettere (magari) sui propri casi personali. I dialoghi, poi, sono degni di una sceneggiatura cinematografica, serrati quando serve, senza fronzoli, realistici e verrebbe da dire umani, nel senso che restituiscono perfettamente lo stato d’animo dei personaggi coinvolti. Tra piccinerie, dolori, smarrimenti e riconciliazioni, con la leggerezza del giallo ci viene restituito un quadro di varia umanità in cui non c’è né giudizio né facile moralismo, un po’ come a dire: homo sum e tutto quello che c’è di umano, in fondo, mi appartiene.



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