La stanza dei gatti

La stanza dei gatti
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Il teatro è un essere umano. Un uomo, per l′esattezza. Una donna proprio non sarebbe possibile, perché le donne non sono altrettanto inclini ad avere infiniti difetti. È un uomo vecchissimo. Da secoli la gente muore, lui no, al punto che è ragionevole credere che sia immortale. È stanco, ma non smette mai di chiacchierare con lei. “Chi ti ha inventato?” si sente domandare, “non voglio pensare che tu nasca da un istinto umano, preferisco associarti a un′invenzione”. Quanto a lei, ha iniziato a recitare a dieci anni, insieme alle amiche Billa e Silvana. Erano spettacoli messi in scena per l′intrattenimento di amici e parenti: parodie sulla classe borghese milanese che già contenevano la semenza di quelle che sarebbero diventate le sue più riuscite figure femminili, come la Signorina Snob. Invece, molti anni dopo, l′idea per la commedia Questa qui Quello là le è venuta da una coppia di coniugi ricchi ed elegantissimi, che seguiva la troupe del Teatro della Scala. Non si chiamavano mai per nome, preferendo alludere l′uno all′altra con ostentata noncuranza. Forse la cosa più bella fu andare a Parigi, con la compagnia dei Gobbi, a portare in Francia il teatro da camera. A proposito di camere, dove vive adesso, a Roma, ha una casa con due stanze, una cucina e un bagno. Le stanze in realtà sarebbero tre, se si conta anche quella in cui tiene tutti i suoi vestiti, ché “per aspirare al primato in cartellone bisogna avere un guardaroba”. Ma quella, appunto, è la stanza dei gatti…

È una silloge di riflessioni e ricordi, quella che Franca Valeri pubblica in questo piccolo libro, e insieme un dialogo con il signor Teatro in persona. Alla rievocazione delle sue esperienze teatrali e cinematografiche, si affiancano meditazioni di più ampio respiro sull′attuale ruolo del teatro e sulla sua apparente decadenza. Ma “tutte le dacadenze hanno una ragione” e anche lo spettacolo teatrale, la drammaturgia soprattutto, devono essere considerati nel contesto di una grande crisi mondiale. Con periodi brevi e frasi talvolta aforistiche, uno stile ironico e sempre arguto, l′autrice esplora argomenti come il talento, l′importanza del giusto senso del giudizio verso se stessi, il ruolo fondamentale del divertimento nella recitazione, una vera e propria forma di energia, sia per gli attori che per il pubblico. Per gli appassionati dei suoi più noti personaggi femminili, deliziosa sarà la scoperta della donna che ispirò all’attrice i tratti caratteristici della sora Cecioni. Il nastro dei ricordi si srotola a partire dalla stanza dei gatti, dove sono custoditi gli abiti, i personaggi, gli scritti ancora da riordinare. Seguendo il flusso discontinuo della memoria, l′autrice ripercorre il suo lungo dialogo con il signor teatro, il dialogo di un′intera vita.



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