La storia del comunismo in 50 ritratti

Giorgio fu, da partigiano, l’ideatore dell’attentato a Via Rasella, cui ha fatto seguito la terribile rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine. Successivamente dirigente di spicco del PCI, non riuscì a diventarne il segretario (come molti prevedevano) per il suo carattere irruento e per il suo progetto di riunificazione con il PSI… Louis fondò il Surrealismo assieme al suo grande amico André Breton, fu comunista della prima ora e – di ritorno da un viaggio in URSS – pubblicò la poesia Front rouge, tanto “carica di ardore militante per la causa sovietica” da costargli nel 1932 un’incriminazione per istigazione all’omicidio… Amadeo, primo segretario del PCI della storia, poco dopo aver guidato la scissione di Livorno entrò in conflitto nientepopodimenoche con Lenin, che infatti gli dedicò parole al veleno nel suo pamphlet L’estremismo, malattia infantile del comunismo. Non contento, nel 1926, nel corso di una drammatica riunione a Mosca, osò con coraggio polemizzare addirittura con Stalin… Bertolt, drammaturgo di fama mondiale, una volta dichiarò che Karl Marx era “l’unico spettatore possibile” per i suoi lavori. Nei giorni dell’ascesa di Adolf Hitler era ricoverato in ospedale e – annusato il terribile pericolo – scappò dalla Germania senza nemmeno passare da casa a fare la valigia… Leonid, una volta eletto segretario del PCUS, seguì una politica dai due volti: sul fronte interno represse ogni possibile opposizione (fu lui a ordinare l’invasione della Cecoslovacchia e la sanguinosa fine della cosiddetta Primavera di Praga), sul fronte estero invece avviò una politica di distensione con il Blocco occidentale destinata ad avere effetti profondi, con gli accordi di limitazione degli armamenti strategici… Nicolae fu per molti anni considerato un leader riformatore, allergico alle imposizioni di Mosca e capace di donare alla sua Romania una relativa autonomia in politica estera. Dopo un viaggio in Corea del Nord, però, sembrò innamorarsi di una visione “orientale” e divinizzata del suo ruolo e con sua moglie Elena diventò protagonista di una narrazione pubblica sempre più grottesca, definendosi “Conducator”, “Stella del mattino” o “Dio secolare”…

Nel 2017, in occasione del primo centenario della Rivoluzione d’Ottobre, il giornalista e storico Paolo Mieli (“l’Espresso”, “la Repubblica”, “La Stampa” – che ha diretto dal 1990 al 1992 – e “Corriere della Sera” – che ha diretto in due riprese, dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009), ex presidente di RCS Libri, ha realizzato uno spettacolo teatrale intitolato Era d’Ottobre che ha debuttato al Festival dei Due Mondi di Spoleto. “La scena”, spiega lo stesso Mieli nella sua introduzione, “si apriva con le immagini delle esequie del segretario del PCI nell’agosto 1964 e, successivamente, con il quadro I funerali di Togliatti di Renato Guttuso”, dipinto otto anni dopo la morte del Migliore e oggi conservato nelle sale del museo Mambo di Bologna, una imponente tela di quattro metri e quaranta per tre e quaranta. Fra la folla commossa partecipante alle esequie, rigorosamente tracciata in bianco e nero, spiccano i grandi del comunismo internazionale secondo il pittore siciliano. “Perché alcuni dei grandi protagonisti della storia del comunismo mondiale venivano rappresentati, mentre altri non lo erano”? Secondo Mieli “il quadro ha – per la sua parte politica – la valenza di un omaggio a Enrico Berlinguer”, eletto proprio nel 1972 segretario del PCI. Quale che fosse il criterio con cui Guttuso (o chi per lui, dato che qualcuno in passato ha avanzato l’ipotesi che la selezione fosse stata “eterodiretta” da Mosca, data la curiosa assenza di personaggi poco graditi al Cremlino dei primi anni ‘70) scelse chi ritrarre e chi no, Mieli ha deciso invece di inserire i “grandi esclusi” dal quadro e anche personaggi il cui avvento è successivo all’opera di Guttuso, oltre all’artista stesso. A Giorgio Amendola, Louis Aragon, Enrico Berlinguer, Amadeo Bordiga, Bertolt Brecht, Leonid Breznev, Italo Calvino, Santiago Carrillo, Fidel Castro, Nicolae Ceasusescu, Álvaro Cunhal, Angela Davis, Georgi Dimitrov, Giuseppe Di Vittorio, Alexander Dubcek, Sergej Eisenstein, Yuri Gagarin, Micahil Gorbaciov, Antonio Gramsci, Ernesto Che Guevara, Renato Guttuso (appunto), Ho Chi Minh, Dolores Ibárruri, Pietro Ingrao, Víctor Jara, Wojciech Jaruzelski, Nikita Krusciov, Lenin, Gyorgy Lukacs, Patrice Lumumba, Rosa Luxemburg, Vladimir Majakovskij, Imre Nagy, Pablo Neruda, Pier Paolo Pasolini, Kim Philby, Pablo Picasso, Pol Pot, Dmitri Shostakovich, Aleksandr Solgenitsin, Stalin, Kim Il Sung, Maurice Thorez, Tito, Palmiro Togliatti, Mao Tse-Tung, Trotzkij, Luchino Visconti, Deng Xiaoping e Andrej Zdanov Mieli dedica schede di una pagina che ne riassumono la vita e il pensiero. Ogni scheda è corredata dalle bellissime e coloratissime illustrazioni di Ivan Canu, talentuoso artista sardo e direttore del Mimaster di Illustrazione di Milano. I personaggi raffigurati in questo colorato Pantheon sono tutti esponenti del “comunismo in terra”, il “socialismo realizzato”, non i precursori e nemmeno le personalità che si sono tenute lontane dalla militanza diretta. In esergo, una breve – e forse superflua – narrazione di poco più di trenta pagine sull’ascesa al potere da parte di Stalin, sul Terrore Rosso, sulle purghe staliniane, sulla Guerra Fredda e sulla caduta dell’URSS dopo l’abbattimento del Muro di Berlino.



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