La strada della violenza

La strada della violenza
2005, Reggio Emilia. Una cittadina solo all’apparenza tranquilla e ordinata ma che nasconde nei suoi meandri più nascosti un cuore malvagio e cupo, fatto di corruzione e ambiguità. Corrotti e ambigui sono anche due tutori della legge che si trovano ad operare nella placida provincia emiliana. Lorenzo Rollei è in servizio per la Guardia di Finanza con il grado di Maresciallo. È un finanziere molto sui generis però, che vive con la feccia e che oramai ha perso ogni tipo di controllo e rispetto per se stesso e gli altri. Le sue passioni sono infatti le droghe, l’alcool, i videogiochi, il sesso sfrenato con la prostituta Ramona e i soldi facili. L’unica cosa che lo mantiene ancora “umano” è l’amore provato per la sua amata figlia piccola. Maurizio Ferri invece è un agente del SISDE ufficialmente registrato come poliziotto che è oramai stanco di lavorare sotto copertura. Originario di Roma, non vede l’ora infatti di portare a termine l’ultima missione, che non arriva mai, per tornare finalmente a casa dalla sua donna. La cosa che lo disgusta più di tutte è il non riuscire più a distinguere in maniera netta il bene dal male. Il bianco e nero non esistono più, tutto ha assunto oramai una colorazione grigia e indefinita nella sua vita. In un giorno come tanti vengono ritrovate però due bambine uccise, rapite e stuprate da un mostro pedofilo. Il procuratore non ci pensa due volte ad affidare le indagini a Ferri e Rollei in maniera parallela e quindi i due uomini si ritroveranno a discendere negli abissi dell’animo umano ancora più a fondo…
La strada della violenza è un noir crudo e scabroso come pochi. Il crimine del pedofilo si incastona in una cornice di depravazione e decadimento generale che fa molto riflettere sulla situazione della provincia italiana, dove molto viene nascosto sotto il tappeto dell’indifferenza fino a quando il bubbone scoppia in un impeto di violenza incontrollata. In questo romanzo, come nella vita di tutti giorni, il confine tra bene e male è sempre più labile, non esistono eroi e le forze dell’ordine e le istituzioni che dovrebbero farsi garanti di onestà e correttezza sono spesso le prime a fallire in questo difficile compito. La vicenda è raccontata in un’alternanza molto serrata tra i vari personaggi, persino attraverso gli occhi del labrador Baby. Il ritmo è adrenalinico e i dialoghi e le descrizioni sono infarcite di volgarità e scene “forti”, come il genere d’altra parte richiede. Il finale giunge inaspettato come un pugno dritto al mento per via dei continui capovolgimenti di fronte e dei vari doppiogiochisti presenti nel “cast”. Consigliato a soli stomaci forti!

 

 

 

 
 
 
 
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