La strada per Roma

La strada per Roma
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Urbino, secondo dopoguerra. Non appena il tramonto cala inesorabile, il buio spalanca gli androni e le bocche dei vicoli ed è come se la strada al mutare della luce cambi essa stessa, per l’ennesima volta nell’arco della giornata. A quest’ora Guido chiude i libri e scende le scale, respirando l’aria fresca e la sensazione di libertà nel lasciarsi alle spalle ogni singola stanza di casa sua. Muove dunque il passo verso la piazza, e come tutte le sere comincia a intravedere da lontano la figura di Ettore sotto il loggiato. Ogni volta, guardando il suo amico fraterno, pensa fra sé e sé che sono solo dei ragazzi, dei giovanissimi studenti, si ripete che hanno solo ventidue anni e ne hanno almeno tre altri davanti. In realtà Guido serba dentro di sé un profondo senso di irrequietezza, che nasce dalla consapevolezza che ragazzi non lo sono più, perché si rende conto che il liceo è alle spalle, che nel frattempo ha superato prove e sforzi e che il passo successivo sarà riuscire a parlare d’amore senza crudeltà. Cosa resterà di quelle giornate sempre uguali, di quei pranzi veloci, della comunicazione sempre più difficoltosa coi suoi familiari, del legame con Ettore e di quelle interminabili passeggiate a ciarlare di donne e politica come se non ci fosse un domani? Cosa gli riserva il futuro, e cosa sarebbe meglio fare, cambiare vita spostandosi altrove o restare in quel posto al quale le radici lo tengono inscindibilmente legato?

La strada per Roma è l’ultimo romanzo di Paolo Volponi. Edito nel 1991 (anno in cui vinse il Premio Strega, unico caso nella storia di bis per lo stesso autore, ben ventisei anni dopo il riconoscimento ottenuto per La macchina mondiale), ha una storia editoriale lunga e complessa, in quanto fu pensato nel 1955-56 e scritto nel 1962-64 con il titolo provvisorio di Repubblica borghese. Rimasto inedito per quasi trent’anni, è un romanzo di formazione dal sapore vagamente autobiografico: narra infatti le vicende di un giovane urbinate che si laurea in giurisprudenza nella sua città natale (proprio come Volponi). Se però l’autore andò a lavorare alla Olivetti, Guido intende lasciare Urbino per Roma, la capitale vagheggiata che ha un enorme ascendente sui ragazzi di provincia, la grande città che suscita allo stesso tempo incertezza e speranze. Il libro racconta una crescita fatta di inquietudine e sofferenza, e il successivo distacco da Urbino, città d’origine amata e odiata, esattamente come ambivalente è il rapporto con il padre. In un certo senso, dunque, la formazione potrà dirsi completa solo quando il protagonista avrà imboccato definitivamente la strada per Roma, dopo che la vita nella terra natia si era fatto difficile e insostenibile.



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