La strada stretta verso il profondo Nord

La strada stretta verso il profondo Nord
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Della vita prima della Seconda guerra mondiale Dorrigo Evans conserva pochi ricordi. Il primo è inondato di bianco: ci sono sua madre, sua nonna e lui che sgambetta dall’una all’altra, tuffandosi nei loro abbracci. Perché all’inizio delle cose c’è sempre la luce? Un altro è il giorno nel quale suo fratello Tom è tornato dal fronte in lacrime. Era vivo, a casa, eppure piangeva. Dorrigo non aveva mai visto un adulto comportarsi così. Del liceo, ricorda solo l’attimo in cui ha recuperato il pallone finito sulla cima dell’albero: già a quel tempo aveva capito che sarebbe stato il punto più alto della sua intera esistenza? In seguito c’è stato il trasferimento a Melbourne, la laurea in medicina, la lunga e felice carriera. Negli anni più tragici della sua vita, però, Dorrigo non ha ripensato a questi momenti. Quando era costretto a costruire “la Linea” insieme a migliaia di altri prigionieri australiani, nell’assoluta mancanza di medicinali e mezzi, mentre le piattole infestavano i corpi, i vermi mangiavano vivi gli infermi, il colera dilaniava i sopravvissuti e la fame rendeva chiunque inumano, lui s’aggrappava a qualcos’altro: pochi, miseri giorni, rari istanti di felicità ingestibile, un dolore smisurato già dietro l’angolo. Dorrigo pensava ad Amy: amie, amante, amour...

Nel 1943, per ordine dell’esercito giapponese, circa 180.000 prigionieri britannici, australiani, olandesi e americani costruirono “La Linea”, una ferrovia lunga 415 chilometri i cui binari andavano da Ban Pong in Thailandia a Thanbyuzayat in Birmania. Più della metà di loro morì. La strada stretta verso il profondo Nord di Richard Flanagan intreccia questi fatti storici – il padre dell’autore, Archie, era tra i detenuti australiani – a una storia d’amore di finzione. Flanagan non narra la vicenda di Dorrigo e Amy in ordine cronologico, ma scrive come un archeologo: ricostruisce le loro vite tentativo dopo tentativo, senza sequenza, scavando nel passato e futuro in una trama così fitta che solo nelle ultime pagine è possibile capire in quali anni si svolge ogni cosa. Più volte l’autore si serve di punti di vista diversi da quello di Dorrigo: Amy parla spesso in prima persona e solo grazie al maggiore Nakamura – un uomo tutto dedito all’impero nipponico, che pone i suoi ideali al di sopra del valore della vita umana – è possibile capire per quale motivo la costruzione della ferrovia fosse così importante per il Giappone. Sebbene in alcuni capitoli il peso della fiction superi quello della ricostruzione storica togliendole un po’ di concretezza, a Richard Flanagan va il grande merito di aver recuperato temi che dopo Il ponte sul fiume Kwai di Pierre Boulle (1952) non erano mai più stati trattati. Nel 2014 La strada stretta verso il profondo Nord ha vinto il Man Booker Prize.



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