La stranezza che ho nella testa

La stranezza che ho nella testa
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Villaggio di Gümüşdere, Turchia, agosto 1978. Mevlut ha poco più di vent’anni quando, durante un ricevimento nuziale, incrocia per la prima volta lo sguardo della ragazza di cui si innamorerà perdutamente. Non sa il suo nome, ma quegli occhi lo hanno incantato. Tornato a Istanbul, dove vive con il padre con il quale fa il venditore ambulante di boza nei quartieri di una città che si sta sempre più popolando a causa dei flussi migratori di contadini in cerca di lavoro, non riesce e non vuole dimenticare quell’incontro fugace. Il cugino Süleyman gli ha detto che il nome della ragazza è Rayida, figlia di Abdurrahman Collostorto e Mevlut, aiutato dall’amico Ferhat, per quasi quattro anni le scrive appassionate lettere d’amore che il cugino le consegnerà personalmente. Nel mese di giugno del 1982, con la complicità di Süleyman, decide di rapire la ragazza per portarla con sé a Istanbul e poi sposarla. Tutto va nel migliore dei modi, ma quando Mevlut, dopo averla fatta salire sul furgone, guarda per la prima volta il volto di Rayida, si rende conto che non è la stessa ragazza della quale si era innamorato. Tuttavia non le chiede spiegazioni, non dice una parola e continua la sua fuga come se fosse lei la prescelta. Ma la loro si rivelerà essere una vera storia d’amore, che durerà fino alla morte di Rayida, nel 1995, avvenuta nel dare alla luce la terza figlia. Mevlut, il venditore di boza, continua la sua vita sbarcando il lunario mentre la Turchia e il mondo intero evolvono, si trasformano, lasciandolo indietro, smarrito in un passato che non può più tornare…

Molte volte, leggendo questo romanzo, vi imbatterete in momenti che Mevlut vivrà e non potrà più dimenticare. E sono questi istanti di vita privata a tenerlo legato a un passato che non si aggiorna mai, che gli straniscono la mente facendolo sentire sempre solo in una Istanbul che per quarant’anni lo ospita e lo chiama. Sentire dentro le cose ma non saperle esprimere, ecco quello che gli accade. Le intenzioni del cuore non sono quelle delle labbra, mentre dovrebbero esserlo. Ci vorrà l’intera sua esistenza perché il miracolo avvenga. La vita del nostalgico bozaci si sovrappone e si mescola a fatti ben più noti (l’invasione turca di Cipro del 1974, la guerra delle Falkland del 1982, l’abolizione in Turchia del divieto di aborto del 1983, l’incidente di Cernobyl del 1986, Piazza Tienanmen e il crollo del muro di Berlino del 1989, per citarne alcuni...) e che sembrano voler fissare la storia di Mevlut nel più ampio quadro della Storia del mondo, come a volerci dire: ecco, in quel preciso momento, mentre tutto stava accadendo, lui era qui. Con questo escamotage, la sua piccola vicenda lievita e si fa più grande, acquista un respiro prima metropolitano e poi mondiale. Orhan Pamuk, Nobel per la Letteratura nel 2006, con La stranezza che ho nella testa ci consegna ben più che un romanzo, affidandoci un miscuglio di saggistica, favola e, seppur priva di metrica e rima, poesia trasformata in racconto. Un libro da leggere con attenzione, pazienza e volontà di conoscere un mondo che dentro ha una voce e fuori ne ha un’altra.



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