La strega di Cetona

Tempo di mietitura in Valdichiana, nella Toscana del Cinquecento. I giovani contadini mettono in mostra i muscoli resi lucidi dal sudore e le ragazze cercano di attirare la loro attenzione. Lorenzo è indubbiamente il più bello di tutti e a lui fanno il filo Bianca e Melusina, sempre pronte ad azzuffarsi per quel giovanotto, che tra le due fa il galletto e si gode i litigi dove non si risparmiano colpi bassi da una parte e dall’altra. Le due giovani sono completamente differenti tra loro: Melusina è passionale e ardente, mentre Bianca è fredda e apparentemente distaccata. Melusina è la figlia della fattucchiera, meglio nota come Berta la strega, colei che raccoglie erbe e radici (anche di notte, nel bosco) per fare decotti, unguenti, tisane e cure; Bianca è la figlia del mugnaio che possiede il mulino di Cetona e per questo gode di benessere e notevole influenza nella comunità locale: certo a casa loro non manca mai il pane. È con un giro di parole, in un momento di confronto, battuta dopo battuta, che Melusina “incastra” Lorenzo e si fa sposare. D’altronde è una bella ragazza e lui resta lusingato dal fatto di possedere una donna tutta per sé, anche se non è proprio del tutto convinto. Si prepara, quindi, la dote, si organizzano le nozze, tra i commenti velenosi di Bianca che mal digerisce quello che considera quasi un affronto e non fa che ronzare attorno a Lorenzo, trova mille scuse per sfiorarlo e per coinvolgerlo nei suoi giochi maliziosi. Un giorno mostra la spalla, un altro fa intravedere il seno e finisce che in primavera, nel fienile, attira l’attenzione di Lorenzo e, con il gioco della seduzione che si spinge sempre più avanti, i due fanno l’amore e lei rimane incinta...

Nella prima metà del Cinquecento le cose in Italia andavano proprio così come sono raccontate in questo romanzo di Andrea Gasparri. Non solo l’autore è rimasto fedele ai fatti storici (passaggio in Italia delle truppe imperiali prima del saccheggio di Roma del 1527, periodo successivo a questi eventi, personaggi esistiti davvero, ovviamente non quelli più umili – tutti inventati nella storia – che non hanno, comunque, lasciato traccia, come succede in qualsiasi società), ma ha raccontato le cose come stavano anche per quanto riguarda l’Inquisizione e la continua e costante caccia alle streghe che venivano individuate ovunque, spesso per coprire le malefatte degli accusatori. Come in fondo avviene anche in questo romanzo, infatti, era meglio condannare donne innocenti, che non si sono mai tirate indietro nell’aiutare gli altri e che hanno pagato con la vita le conseguenze di alcune nefandezze e immoralità commesse altrove, anche all’interno di luoghi sacri o almeno presunti tali. E da questo punto di vista l’autore è stato preciso e puntuale nella descrizione perfetta di abusi e soprusi, di torture per indurre a confessare, ma non certo una verità assoluta, quanto una verità prestabilita da altri e che veniva “sposata” soltanto per porre fine alle sofferenze. Una ferocia senza limiti perpetrata anche da esponenti della Chiesa, spesso costretti a prendere i voti contro la propria volontà per questioni economiche, perché, all’epoca, era più conveniente far vestire la tonaca a una figlia, piuttosto che farla sposare. Soprattutto se di rango elevato, il matrimonio prevedeva una dote decisamente più cospicua rispetto a quella da dover versare a un convento.



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