La suspense

La suspense
I poemi, i libri, i film, le serie, gli spot: un’antica strategia narrativa. “Suspense” è un termine inglese, usato da tempo anche in altre lingue, che designa uno status di attesa che l’ascoltatore o lettore (da oltre duemila anni) e il cine- o telespettatore (da quasi un secolo) acquisiscono durante una narrazione: il desiderio emozionante di sapere cosa accadrà. Dipende quindi più dall’articolazione temporale che dai contenuti della storia: al di là dell’argomento e dell’intreccio della vicenda, quel che provoca suspense è la coinvolgente sconosciuta sospensione della risposta allo sviluppo di azioni, concatenazioni, domande, ipotesi. Chi narra (il cantore, lo scrittore, il regista) sceglie varie complesse scientifiche tecniche per generare incertezza sulla scena successiva e per rallentarne il disvelamento. Poi, quando arriva la scena narrativamente significante, può esserci sorpresa oppure no, la suspense è una sollecitazione emotiva che viene prima, dipende dal passato e dal presente, prescinde dal futuro (e dalla sua morale). Tanto che rileggendo o rivedendo lo status di attesa tende a reiterarsi (non è solo curiosità), collegandosi comunque al rapporto fra le scelte manipolatorie di chi narra, il conseguente modo di narrare (a esempio la prima o la terza persona) e le conoscenze di chi ascolta legge vede quanto narrato. Per spiegare la suspense occorre sapere che c’è sempre in gioco una componente edonica (e la dopamina), quindi capire meglio come funziona la (apprensiva) mente umana, quali sono, se e come si differenziano le dinamiche cognitive ed emozionali al momento dell’ascolto, della lettura e della visione. E, inoltre, studiare gli specifici narratori e riflettere pure (perché no?) sulle caratteristiche individuali (più o meno contingenti) di ognuno della massa di noi mangiatori di libri e drogati di narrazioni (non proprio all’altezza della cultura e intellettualità che si associano al tema)…

Il semiologo Stefano Calabrese (Bologna, 1955) tratta bene e con cura la suspense. Ce ne spiega definizioni e lineamenti storici, prendendo acuto spunto da Omero, Aristotele, Virgilio, Orazio per arrivare alle prime teorizzazioni in epoca umanistica collegate anche al sistema letterario creatosi con la diffusione della stampa (e l’elevamento delle prestazioni neurocognitive del lettore) e poi alla nascita del romanzo moderno. Coglie la sua centralità nel nuovo autonomo genere emerso a partire dalla metà del XIX secolo con le metropoli e la ferrovia, la polizia e il giornalismo: la detective story. Illustra con profondità e rassegna critica alcune opere di capostipiti: Edgar Allan Poe, Arthur Conan Doyle, Alfred Hitchcock, Georges Simenon, tanti altri libri o film o serie cult e infine Stieg Larsson. Prende in esame funzioni e teorie contemporanee della suspense in relazione all’evoluzione, alla standardizzazione, alla pervasività del genere giallo–noir, soprattutto nella sua dimensione seriale, con la perdita delle “durate”. Uno dei cinque capitoli è stato scritto dalla brava giovane dottoressa di ricerca in Narratologia Federica Fioroni (videogame, pubblicità, Montalbano). La griglia critica offerta dal testo è notevole, rimarchevoli gli schemi e le competenze suggeriti, anche se una qualche riorganizzazione dei capitoli, un certo ordine di editing (non solo l’utile carattere talora più piccolo) avrebbero forse impedito alcune ripetizioni e alcuni cali di chiarezza espositiva (e di suspense). I riferimenti al genere “giallo” e sinonimi (e sottogeneri) purtroppo non sono sempre criticamente e storicamente accurati. Ricca e multidisciplinare la bibliografia finale.

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