La svolta

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La società oggi come oggi è sempre più decisamente – del resto si parla spessissimo di globalizzazione – caratterizzata dagli avvenimenti a livello planetario. Gli attuali mezzi di comunicazione infatti permettono di essere informati in tempo reale o quasi di tutti gli avvenimenti importanti che accadono in tutti i più remoti angoli della terra, riuscendo anche di fatto a essere collegati con essi. Allo stesso tempo anche i moderni mezzi di trasporto garantiscono in poco tempo la possibilità di essere altrove, pure in un altro continente. Tali possibilità, se da una parte forniscono libertà ignote alle precedenti generazioni, dall’altra creano pure dipendenze, complessità, asincronie. Si ha paura della mancanza di informazioni. Inoltre non tutti gli uomini hanno accesso allo stesso modo ai benefici tecnologici. Cresce il divario fra abbienti e poveri. Si diviene soggetti a un crescente numero di imprese e istituzioni che agiscono a livello mondiale e cui si dà il nome di global player. E un global player, eliminando la distinzione fra ebrei e pagani, fra circoncisi e non circoncisi, aprendo il cristianesimo a tutto il mondo, è stata sin dall’inizio la Chiesa…

Da poco è su Netflix un canonico ma godibile film del grande Fernando Meirelles con i sempre bravi Anthony Hopkins e Jonathan Pryce che mette a confronto in modo piuttosto manicheo Ratzinger e Bergoglio, ossia, come da titolo, I due papi. Non succede spesso che ve ne siano un paio, di norma infatti si sale al soglio di Pietro solo quando il predecessore torna alla casa del Padre. Ma Ratzinger, che ha fama di teologo formidabile e conservatore duro e puro, più a suo agio coi libri che con le pecore del suo gregge, esausto, molto anziano, del tutto incapace di risolvere il problema della corruzione economica e morale nella Santa Romana Madre Chiesa, ha lasciato spazio al gesuita argentino, eccellente comunicatore, uomo pratico e attento al mondo, consapevole che chi si parla addosso e non ascolta non viene ascoltato, da sempre dalla parte degli ultimi, amatissimo dal popolo, osteggiato – pare evidente – dai poteri forti e da chi di progressismo, in tema di diritti civili e non solo, non vuole sentire parlare nemmeno per sbaglio, quand’anche si trattasse solo di una mera facciata, in ogni modo e maniera. In primo luogo gli viene rinfacciato di non essere un fine conoscitore della dottrina e di non avere un chiaro fondamento teologico, soprattutto a paragone col vicario di Cristo tedesco: niente di più falso, però; solo non crede nell’efficacia delle imposizioni dall’alto. Almeno stando a quanto dice, argomentando con ampiezza, l’autore di questo agile volume, appassionato gesuita germanico ultraottantenne ma dallo spirito giovanissimo, docente di chiara fama, autore di numerosi testi, ottimo divulgatore, che dimostra quanto Bergoglio non solo si muova, ovviamente, nel solco tracciato da Gesù, per chi crede, ma anche quanto sia molto diverso – come del resto Ratzinger – dai pregiudizi che lo circondano e puntano pure probabilmente a delegittimarlo.

 


 

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