La tortura delle mosche

La tortura delle mosche

Liberi di circolare all’interno di una struttura non costrittiva, un variegato sciame di aforismi e ritratti, di massime e considerazioni si posa sulle pagine del libro dando vita a una prosa di pensiero che mira ad evadere, ad aprire spiragli e punti di fuga, ad evitare le teorie generali, a privilegiare i dettagli e le micrologie. Quasi sempre esse sono scollegate le une dalle altre, come note di una sinfonia inudibile e inesauribile. La fervida mente dell’autore riceve una miriade di impressioni e le incide con l’acutezza di una punta d’acciaio. E la realtà che ne emerge risulta dall’incrocio tra i suoi sguardi disseminati e la folla complice dei lettori che si immergono nella complessità delle tematiche evocate. I racconti di una riga, i saggi in cinque righe, le articolazioni dei pensieri, le citazioni abbaglianti altro non sono, infatti, che tracce di sensazioni che indicano un percorso che lo scrittore – coscienza critica del Novecento – e il lettore intraprendono assieme verso un altrove che è tenebra dell’inconscio, essenza autentica della natura umana: “I fatti non si lasciano comporre in unità. La cosa migliore è che noi li si accolga, non appena sterilizzati e irrigiditi, come se ci giungessero dinanzi uno alla volta. E su questo principio che si fonda l’efficacia di Svetonio”…

Ebreo di origine sefardita, nato a Ruse in Bulgaria nel 1905 e morto a Zurigo nel 1994, Elias Canetti è vissuto prima in Germania e Austria, da dove è poi emigrato in Inghilterra sfuggendo alle persecuzioni naziste. Saggista, drammaturgo e romanziere, egli è stato un intellettuale cosmopolita e di vastissima cultura, un irregolare, che ha fatto della lateralità il proprio tratto distintivo, che non ha mai giurato su alcuna fede politica e religiosa e non ha mai aderito ad alcun movimento letterario. Una caratteristica identitaria che confluisce in La tortura delle mosche, un libro che raccoglie un florilegio di pensieri e di aforismi letterariamente elaborati, che come un viavai di onde si abbattono con impeto sulla scogliera dei nostri valori acquisiti. Ogni considerazione, sia essa espressa nella forma fulminante dell’aforisma o in quella più estesa dell’annotazione meditativa, rivela infatti una forza, un’energia, un’ispirazione in condizione di sospingere il lettore al largo delle proprie ingannevoli certezze. Là dove, nel pur angusto spazio del frammento, la coerenza interiore perde progressivamente il senso che non ha e il disordine che ne prende il posto alimenta una nuova consapevolezza, forse amara ma inevitabile. Un autentico livre de chevet costituito da piccole dosi da assumere sera dopo sera.



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