La traccia del vento

La traccia del vento
Quando la Virga Romae approda finalmente in Britannia la fila di teste mozzate fuori bordo crea dei malumori fra i pescatori e venditori di ostriche delle altre navi ancorate nel porto. Gente superstiziosa, che non ama viaggiare con la morte a bordo. Tanto che lo stesso Baruch ben Matthias prima ancora di salutare Elio Sparziano domanda a più riprese per quale motivo si fossero dedicati ad una pratica tanto immonda. Erano pirati – lo apostrofa Sparziano – certamente non persone di cui si sentirà la mancanza, e di fatto la collana di teste li aveva aiutati ad avere una navigazione più agevole. Gli “amici e compagni” di quei malfattori alla vista di quello spettacolo raccapricciante si erano ben guardati dall'avvicinare la Virga Romae. Le acque della Britannia non sono certo immuni dalla pirateria, e spesso l'unico modo per sopravvivere è quello di mostrarsi poco inclini alla clemenza. Elio, ufficiale della cavalleria romana, si trova spesso in situazioni complesse e proprio per questo risulta difficile per uno come lui spiegare quel senso di profonda inquietudine che lo ha accompagnato durante tutto il viaggio. Il compito che gli hanno assegnato non si addice certo ad un uomo d'azione, un soldato, quanto piuttosto ad un burocrate. Le domande incalzanti in proposito di ben Matthias, poi, non lo aiutano. Ispezionare i forti del Vallo di Adriano non sembra una missione all'altezza della fama di Elio, piuttosto ha tutta l'aria di una punizione. Una punizione, forse, per la sua indipendenza? Per la sua cronica difficoltà a rispettare le regole? Non può saperlo con certezza. Quello che può però immaginare è che dietro quell'incarico ci sia molto più di quanto non gli abbiano detto. L'arrivo al Vallo e la notizia quasi imminente di una strage gli danno la conferma che cercava. Quaranta legionari trucidati dai barbari ad un presidio di frontiera non possono essere una coincidenza. Il suo arrivo non è affatto casuale…
Il Vallo di Adriano rappresentò per oltre due secoli il confine più settentrionale dell'Impero Romano in Britannia, dividendo quest'ultima dalla Caledonia (l'attuale Scozia). Fu costruito su ordine dell'imperatore Adriano (da cui il nome) nel tentativo di arginare la discesa da nord delle tribù locali, in primis i Pitti, che minacciavano la compattezza e la stabilità dell'impero.  La sua imponenza, d'altra parte, non voleva essere solo un mero strumento difensivo ma anche una decisa manifestazione della potenza di Roma. Presidiarlo non era certo un compito facile e si comprende bene allora l'originalità di una trama che esce dagli stereotipi dei romanzi storici in cui argomento ricorrente, invece, sono gli intrighi di palazzo. La durezza dell'ambiente, il fango, la pioggia e il freddo diventano protagonisti del racconto insieme ad un Vallo che si impone in tutta la sua terrificante bellezza. E poi, naturalmente, c'è Elio Sparziano, veterano di mille battaglie ma soprattutto - ed è qui che l'autrice dà la sua prova migliore - detective ante litteram in un’epoca in cui le regole del noir e del giallo seguono a quanto pare una logica meno scontata di quella moderna. Anzi, in cui generi come questi sembrano improbabili, quasi che l'omicidio e gli elementi caratterizzanti di un thriller che si rispetti non possano essere presenti in un tempo tanto lontano da noi. Come qualsiasi mystery storico che si rispetti, il romanzo di Ben Pastor invece ci dimostra che non è così. Coniugando sapiente ricostruzione storica e suspense, ogni pagina pone al lettore un infinita serie di interrogativi a cui si cerca ostinatamente di dare una risposta attraverso gli occhi esperti del protagonista. Perché in effetti risulta davvero difficile non identificarsi con Elio Sparziano, affascinante, valoroso ma anche pragmatico e soprattutto rigidamente fedele a Roma ed all'Impero. Impossibile, quasi, non cercare con lui gli indizi, lottare per non soccombere di fronte agli elementi e finalmente capire la verità. Una figura, quella di Sparziano, non nuova agli amanti dei romanzi di Ben Pastor. La traccia del vento costituisce, infatti, il quarto capitolo delle "avventure" che gli sono dedicate. Tanto più accattivante quando si considera che il personaggio potrebbe non essere soltanto il frutto della fantasia dell'autrice. Un Elio Sparziano infatti sembrerebbe vissuto davvero nel IV secolo d.C. e sebbene le notizie che lo riguardano, lacunose e scarse, non contribuiscano affatto a determinarne la realtà storica, aggiungono però suggestione al racconto ed all'idea di uomini che probabilmente hanno dovuto affrontare davvero prove non molto dissimili da quelle del protagonista. L'unico difetto riscontrabile in questo ottimo mistery è legato all’ eccesso di particolari storici riscontrabili in alcuni punti della narrazione che, pur non appesantendo affatto la trama, potrebbero rendere la lettura poco digeribile per palati meno allenati o semplicemente meno abituati al genere. 

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER