La trappola dei ricordi

La trappola dei ricordi

Balbenna, sud Italia, giugno 2014. La giudice Emma Bonsanti, bella e slanciata, capelli corti neri e occhi grigio liquido, madre duchessa e padre padrone d’acciaierie coi quali parla poco (ancor meno il fratello gay), è cresciuta lì, ha fatto carriera (energica intuitiva irrequieta), è chetamente sposata a Milano, da sei mesi l’hanno rispedita alla Procura della sua città per guai di percorso. Un lunedì, dopo il weekend col marito, torna al lavoro: legge che è stato assassinato un importante boss latitante da trent’anni (il cadavere lasciato in un’auto davanti alla Prefettura) mentre il sovrintendente capo l’accompagna ad autorizzare la rimozione di una salma. L’annegato è Roberto Carulli, lei quasi sviene. Stavano insieme al liceo, lei di sinistra, lui di destra; lo aveva perso di vista dopo che il 26 marzo 1984 era stato coinvolto nello sventramento di un 18enne da parte di una squadraccia. Lo aveva reincontrato da poco e avevano ripreso ad amarsi un po’. Roberto nel frattempo era diventato un potente ammanicato giornalista, circondato da donne, pieno di dubbi. C’è qualcosa che non va nella sua morte: le ha lasciato un messaggio, covava un colpo grosso e redentivo. Tocca indagare…

Il pubblicista Aldo Pagano (Palermo, 1966), comasco d’adozione, fa un notevole esordio letterario, in terza persona al presente sulla PM (con brevi incursioni sull’uomo che tesse i fili invece di servire lo Stato). Il merito è suo, della storia e dei personaggi, e di chi cura l’ottima collana in cui il romanzo appare. Si avverte un’eccelsa qualità di editing per dosare i tanti fronti che l’autore affronta dal punto di vista di Emma: una storia d’amore che non finisce, un conflittuale stallo nella famiglia d’origine, un matrimonio senza figli e passione poco reciproca; amici e colleghi con ovvie differenze di opinione che influiscono sul lavoro di una professionista della verità (giudiziaria); inflessioni e dinamiche della città meridionale (più Bari di altre); guerre di mafia, stragi, narconotizie, depistaggi, corruzione endemica, crisi della politica, il contesto socioeconomico dell’ultimo ventennio. Il berlusconismo è raccontato nei dettagli, pur inventando nomi (Bertoni) e relativi partiti. Imperano servizi segreti e segreti di stato. Originale l’uso dell’insulina come macchina della verità e della paura. Purtroppo si beve solo sauvignon (anche se l’autore è sommelier). Sarde fritte e ottima musica.



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