La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo

La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo

Aaron Kaminsky, figlio del negromante ebreo Shloime “Kaiser”, morto durante la Shoah, si definisce uno psicoanalista trascendentale da quando ha capito che per fare i soldi nel suo mestiere bisogna spararla grossa. Lui in effetti l’ha sparata grossissima, e reinterpretando millenni di elucubrazioni sulla metempsicosi ha creato il metodo di analisi denominato DVP (Deep Visionary Process), con cui spilla tanto danaro ai suoi clienti, vogliosi di credere alla rassicurante teoria sull’immortalità dell'anima. Fra le sue clienti preferite spicca la piacente vedova Vera Gallo, la cui vita è turbata da sogni agitati e poco chiari. Kaminsky ha un’autentica venerazione per la donna, tanto da non farsi pagare perché spera un giorno di riuscire a sedurla. Proprio lo stravagante metodo DVP porta la procace signora ‒ arricchitasi con un matrimonio vantaggioso e capace poi di dilapidare tutto a causa di investimenti sbagliati e parenti rapaci ‒ mediante delle introspezioni oniriche guidate da Kaminsky a una scoperta incredibile: esiste una statua di San Vittore, gemella della nota Sant’Eufemia, ignota al grande pubblico eppure opera del genio di Andrea Mantegna. Come entrare in possesso del prezioso capolavoro sconosciuto, per poi venderlo e saldare così ogni debito pendente, tornando ricca come un tempo? Vera Gallo si affida a un grande esperto d’arte, Dario Villalta, un ragazzo del Sud finito a Milano a fare l’art dealer in una volgarissima galleria di arte contemporanea, quando invece gli piacerebbe avere a che fare con l’arte vera, ovvero tutta quella precedente. La passione di Villalta per l’arte datata riflette quella molto più vivida per le donne datate, quelle oltre i cinquanta e con le carni frollate abbondantemente, le vedove in special modo, proprio come l’ancora attraente Vera! Quale sublime spettacolo per i suoi occhi quella donna, quale sublime pensiero l'idea di unire l’amore carnale con la “Vedova Perfetta” alla possibilità di uscire dall’anonimato portando alla luce il capolavoro perduto del Mantegna...

Gaetano Cappelli, nativo di Potenza, non è certo un nome ignoto nella narrativa contemporanea, anzi parliamo di un maestro assoluto del genere commedia. Dopo aver pubblicato presso vari editori Floppy disk, Parenti lontani, Il primo e Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo, con questo libro torna a lavorare con Marsilio. Il romanzo in questione contiene una serie interminabile di personaggi, e altrettanto importante è il numero di storie e mondi che vi si intrecciano: oltre ai già citati “attori protagonisti” Dario e Vera, nele pagine di Cappelli compaiono l’oligarca russo Tudorov, lo chef incapace di cucinare Elio Troia detto “Elio Di Ilio”, la giunonica e insaziabile scambista Luana Saporiti e il vulcanico proprietario della galleria d’arte Carmine Palomino. In una maniera rocambolesca e imprevedibile, entreranno tutti in contatto tra loro. L’autore lucano non rinuncia alla sua cifra distintiva, cioè il titolo lunghissimo à la Lina Wertmuller, particolare che lo rende immediatamente riconoscibile oltre a scatenare sin da subito una curiosità morbosa riguardo al contenuto del romanzo. I tre elementi che lo compongono sono tre cardini attorno a cui ruota la trama: la vedova è chiaramente Vera, il Santo è la statua di San Vittore di cui si favoleggia e il Pacchero estremo ‒ come si scoprirà leggendo la parte finale del libro ‒ è una ricetta ricercatissima fondamentale per la conclusione della vicenda. Altra caratteristica peculiare della prosa di Cappelli è il continuo chiamarsi fuori del narratore, che prende le distanze dalla sua storia e continua a precisare la sua superiorità e la sua onniscienza, e forse questo aspetto può per alcuni lettori risultare difficile da digerire. Se il libro non vi colpisce da subito, se addirittura per il suo essere estremamente sui generis le prime pagine appariranno faticose, non preoccupatevi: il labirinto di nomi, luoghi e accadimenti si farà presto meno intricato, e tutto si rivelerà godibile e comico.



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