La vedova nera

La vedova nera

Il Centro Weinberg per lo studio dell’antisemitismo in Europa si trova a Parigi e, precisamente, in Rue des Rosiers, la strada principale del quartiere più marcatamente ebraico della metropoli. Anzi, forse dovremmo dire “si trovava”. Una bomba di oltre cinquecento chili nascosta in un furgone Renault Trafic bianco ha praticamente raso al suolo tutto il Centro, proprio in concomitanza con l’inizio di un’importante conferenza internazionale, lasciando dopo la deflagrazione solo un cumulo di macerie, un numero indicibile di morti e feriti e un cratere profondo sette metri. Del furgone è rimasto invece soltanto il portellone posteriore sinistro, ripescato nella Senna a circa un chilometro di distanza dall’attacco. I terroristi, che nel frattempo avevano anche freddato due uomini della security vicino al centro, sono riusciti ad allontanarsi in tutta calma, giusto in tempo per entrare in una panetteria e massacrare a sangue freddo otto clienti e la commessa dietro il bancone. Poi è iniziata la mattanza, perpetrata con altrettanto sangue freddo, nei confronti dei malcapitati che scappavano in tutte le direzioni dopo il boato dell’esplosione. Il terrore è nelle strade di Parigi e attacchi del genere non possono essere ignorati…

La Vedova Nera, ovvero la nuova avventura di Gabriel Allon, agente segreto israeliano e restauratore d’arte e personaggio chiave nella produzione di Daniel Silva che, libro dopo libro, si è segnalato all’attenzione di tutti come uno dei principali autori di spionaggio contemporanei. La sedicesima fatica dell’autore con Allon protagonista è stata scritta in un periodo tumultuoso della storia recente, cioè tra gli attentati di Parigi e quelli di Bruxelles, eventi purtroppo inconsapevolmente anticipati dalle pagine del romanzo che hanno gettato Silva in una sorta di sdoppiamento creativo fra ciò che realmente è accaduto e ciò che sarebbe potuto accadere nella sua opera di fantasia. Concluso questo doveroso preambolo, bisogna dire che il libro merita di essere letto e non solo dagli appassionati del genere. La Vedova Nera infatti non contiene soltanto gli ingredienti giusti (e sapientemente dosati) per un buon romanzo di spionaggio quali colpi di scena, ritmo e imprevedibilità, ma è anche un ottimo veicolo per mostrare al lettore alcune complesse sfaccettature del fenomeno ISIS, che da qualche anno a questa parte sta terrorizzando il mondo con i suoi attacchi indiscriminati e con la sua resistenza a oltranza sul campo di battaglia. La prosa di Silva è avvolgente e guida il lettore in un’avventura dove bene e male si sovrappongono fino a confondersi in una partita a scacchi mentale nella quale ogni mossa può costare la vita a qualcuno. Ah, e poi c’è Gabriel Allon, uno dei pochi personaggi del mondo dello spionaggio letterario ancora verosimile e, soprattutto, non inflazionato.



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