La velocità del buio

La velocità del buio

Che poi uno dice: a parlare male di Berlusconi oggi son bravi tutti, forse adesso possiamo pure smettere di parlare da complottisti quali siamo degli ultimi vent’anni del Belpaese. Che ne so, per dire, neanche la Guzzanti imita più le peripezie di Silvio e anche la satira ha quasi smesso di criticare ogni sua barzelletta fuori luogo. Insomma: perché parlare ancora di Berlusconi e dell’Italia sotto la sua guida? Ormai questo periodo cupo sta finendo no? No. E attraverso un’analisi tanto lucida quanto coraggiosa per esposizione mediatica, Giorgio Fontana ha deciso di riprendere in mano l’argomento, raccontandoci una storia diversa in cui smonta concettualmente i classici luoghi comuni della stampa nazionale, libera o di partito. Proprio in ciò che ha frenato la satira, o la controinformazione, ovvero “l’eternità” del Berlusconismo, Fontana individua invece l’inizio fondamentale per una nuova narrazione, in cui il premier barzellettiere smette di essere un  sintomo e diventa un effetto. L’effetto di una radicata tendenza antropologica dell’umano – italiano  post boom economico. Eppure, e Fontana questo lo racconta bene, l’Italia non è sempre stata così ma prima – quel “prima” che torna come un boomerang del pensiero – qualcosa di buono c’era, qualcosa di civile ed aulico in cui la borghesia gretta e piccola descritta da Pasolini era ancora lontana e, al suo posto, un’elite  culturale cosciente gettava le basi per quella che avrebbe dovuto essere una democrazia matura, matura e mai nostalgica del dominio ignobile delle ideologie fasciste che tanto hanno piegato questa terra. È allora qui che assume un ruolo fondamentale il saggio – via di mezzo tra il giornalistico e il filosofico – di Giorgio, che sa bene che bisogna prepararsi al dopo, proprio perché il durante è molto più malato di quanto sembri. Berlusconi è solo la lucciola che annuncia un problema più grande, e la morte di quella lucciola non cambierà proprio un bel niente. Un’Italia migliore è davvero possibile ed è nascosta nei volti puri di un’altra elite - sempre richiamando Pasolini – che è incarnata dal popolo e non dai falsi intellettuali che riempiono di fumo questo paese che c’era una volta. Ma che oggi non c’è più…

Ed è così che dividendosi in sei macro-sezioni, La velocità del buio concorre ad inserire un tassello piccolo ma importante in quell’opera di ricostruzione che dovrà essere l’Italia post-berlusconiana. Un’Italia che Fontana ha cercato con gli occhi da reporter per le strade “classiche” del malcostume italiano, come la via Padova milanese in cui scopriamo, invece, un’isola complessa di molte culture ignorate. Un’Italia avvolta oggi dalle stronzate, nient’altro che da stronzate (citando Frankfurt) che vanno delegittimate alla fonte e per cui serve, al contrario di quanto possa sembrare, una sapiente calma filosofica volta a smontare le argomentazioni sofiste che giustificano lo stato di cose in cui oggi viviamo. Possiamo ancora dare senso, con Fontana, all’italianità contemporanea e possiamo farlo a partire da una critica che non sia solo decostruzione ma che getti le basi per un’edificazione di una nuova società, in cui cultura e verità sono il pane di cui si nutrono i suoi cittadini. Il tutto, come dice l’autore, deve servire a bloccare quel drastico processo che è esemplificato dalla perdita delle parole e a salvare, con tutto il rispetto possibile che si possa avere per il calcio, quella mentalità deviata per cui Cannavaro sarà sempre meglio di un ricercatore universitario o di uno scrittore impegnato. Bravo Fontana, e grazie di cuore.



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