la vera storia dalle sue parole

la vera storia dalle sue parole

Il primo ricordo di Diana è l’odore di plastica calda dell’interno della sua carrozzina. La sua è un’infanzia infelice, Diana ha sempre l’impressione di essere una seccatura per i suoi genitori, si è convinta che il motivo sia perché è femmina. Quando il fratellino nato prima di lei, un maschio finalmente, è morto, i coniugi Spencer hanno cercato un altro figlio con il desiderio di avere un erede che portasse avanti il casato, ma è nata lei. Diana ama entrambe le sorelle, ma ha nei confronti della maggiore prova un’adorazione così grande da rendersi sempre disponibile a lavare le sue cose o prepararle il bagno, il letto o cose simili, è felice di farlo. Quando infine nasce Charles, ultimogenito Spencer, Diana si occupa anche di lui mentre le sorelle sono lontane a studiare. I genitori litigano di continuo, lei si sente incapace in tutto, anche a scuola è Charles che ha risultati migliori. L’episodio più sconvolgente della sua fanciullezza riguarda la decisione della mamma di andarsene da casa. Di questo fatto lei e i fratelli hanno un’interpretazione diversa, tuttavia pesante e dolorosa. Il padre è ancora nel fior fiore degli anni, è un uomo affascinante e divorziato che ha bisogno di una bambinaia che si occupi dei figli più piccoli: la sua scelta ricade sempre su quelle molto carine e giovani. Tante sono le ragazze disponibili a accettare il lavoro, per avere l’occasione di frequentarlo nella speranza di diventare la futura lady Spencer. Ma Diana e Charles non vogliono che qualcuno prenda il posto della mamma, così quando una bambinaia diventa “pericolosa”, si mettono a farle dispetti, (spilli nella poltrona, vestiti gettati dalla finestra) e al loro rientro da scuola spesso trovano una nuova tata. Fin da piccola Diana si sente diversa da tutti, ha la convinzione che sposerà un personaggio pubblico e si “conserva per lui”…

Diana: la vera storia dalle sue parole non è un libro nuovo, eppure è nuovo. L’autore, Andrew Morton, ha integrato il testo con la trascrizione di alcune registrazione fatte dalla principessa Diana in condizioni precarie, che all’epoca della prima edizione, negli anni novanta, a causa di interferenze e rumori di sottofondo non erano state inserite perché poco chiare: oggi, grazie alla tecnologia digitale, è stato possibile capire e trascrivere anche quelle parti. “Di lei ci restano soltanto le sue parole, e questo libro è quanto di più prossimo a un’autobiografia cui potremo mai avere accesso. Ma è un lascito che nessuno potrà mai toglierle”. Morton chiude con queste righe la sua prefazione alla nuova edizione, ventisette pagine in cui racconta la genesi del libro e non solo, in cui sottolinea, con stupore certo, ma anche con una non troppo sottile vena di compiacimento, (seppur sempre molto british!), che lui è il depositario privilegiato delle registrazioni del racconto della principessa, lui è il portavoce prescelto personalmente da lei, quasi volesse essere molto di più di uno dei personaggi della favola di Diana. Non ci sono quindi cose nuove, anzi alcuni concetti sono ripetuti più e più volte, tuttavia restano forti le emozioni suscitate dalle parole di quella giovane donna che racconta la sua versione della storia, episodi che sono comuni a tante altre donne, illuse cenerentole contemporanee alla ricerca di un lieto fine. Quando venne scelta dal principe Carlo come sposa, Diana lavorava in un asilo, ma apparteneva a una delle famiglie più importanti della Gran Bretagna e quindi lei e le sorelle sono stata educate per diventare nobildonne. Ancora oggi si ricorda lady Diana con affetto e simpatia per la sua modestia, l’eleganza, la dolcezza, la sensibilità e, io aggiungerei, per l’incomprensibile amore per Carlo.



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