La vera storia della Regina di Biancaneve, dalla Selva Turingia a Hollywood

Nella seconda metà degli anni Novanta, un gruppo di “pellegrini nietzschiani” si trova in Germania – più precisamente nella Sassonia-Anhalt, i cui territori facevano parte dell’ex Repubblica Democratica Tedesca – per seguire le orme e visitare i luoghi in cui visse il celebre filosofo tedesco autore di Così parlò Zarathustra. Dopo il tour di rito, la visita prosegue nella cittadina di Naumburg ed è proprio qui che agli occhi degli amatori di Nietzsche – e con gran disappunto e imbarazzo della cotonata guida turistica Frau G. – appare quella che sembra essere a tutti gli effetti la sosia scultorea della villain disneyana per antonomasia: Grimilde, la perfida regina di Biancaneve e i sette nani. L’identità della statua è presto detta: si tratta della margravia Uta degli Askani di Ballenstedt. Situata nel coro della cattedrale di Naumburg, la bella nobildonna di pietra nel corso dei secoli non solo ha irretito nella sua schiera di ammiratori donne e uomini tedeschi, ma il suo fascino altero ha conquistato anche il nostrano Umberto Eco. Vera icona pop – o meglio nazionalpopolare – l’effige di Uta trionfa sulle chincaglierie del Gift shop del museo della cattedrale: boccali, righelli, quaderni, persino ditali da cucito e sull’etichetta dei vini. La somiglianza tra il personaggio cartoonesco e la statua sono evidenti, ma qual è il percorso che ha portato la crudele Grimilde ad assumere le sembianze di Uta, poetica figura “modello delle virtù estetiche e morali, vero e proprio simbolo visivo della ferma dignità della donna tedesca”?

A rispondere a questa domanda ci pensa Stefano Poggi – docente di Storia della filosofia all’Università degli Studi di Firenze – il quale, trovandosi tra le fila di quei “pellegrini nietzschiani” di cui sopra, non solo rimane colpito dalla somiglianza tra Uta e Grimilde, ma decide di vederci più chiaro andando a scovare i tasselli mancanti che possano completare il puzzle. Poggi redige così un’appassionante cronistoria nella quale entrano in gioco storie di immigrazione, viaggi in terre germaniche, il cinema di inizio secolo, lo sguardo vagamente allucinato di Joan Crawford, la passione politica di Marlene Dietrich, l’amore per Topolino di Hitler e i diari personali del Ministro della Propaganda nazista Goebbels. Nonostante la prosa di non sempre facile lettura – il lettore rischia spesso di perdersi nella sintassi ricca di subordinate – la ricostruzione delle vicende è coinvolgente grazie alla scelta di romanzare i dati biografici di alcuni personaggi, come nel caso di Woolie Reitherman (al secolo Wolfgang Reithermann, con due “n”) disegnatore tedesco naturalizzato statunitense che collaborò a stretto contatto con Walt Disney e che in Biancaneve si occupò dell’animazione dello specchio. Coinvolgente è poi l’incontro tra Walt Disney e Marlene Dietrich, ricostruito con dovizia di particolari romanzeschi e dal quale l’attrice emerge in tutto il suo fascino altero come il personaggio di una spy story d’antan. Al di là delle entusiasmanti vicende da feuilleton, questo denso libriccino, impreziosito con alcune foto in bianco e nero, è sicuramente un must per tutti gli appassionati di arte, di cinema e di storia: con una carrellata di notizie, curiosità e chicche esclusive, Poggi mostra retroscena inediti sugli incontri dei personaggi che hanno fatto la Storia del XX secolo e sulle vicende che hanno portato all’incontro-scontro fra la Germania nazista e il dorato, nascente mondo di Hollywood che, a mo’ di sberleffo involontario(?) trasformò la bella Uta, simbolo di germanica bellezza, in Grimilde, prototipo della regina malvagia di crudele bellezza.

 

 


 

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