La vera storia di Audrey Hepburn

La vera storia di Audrey Hepburn
L’infanzia difficile segnata dall’abbandono del padre, dalla continua richiesta di amore alla madre e dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Poi la passione per la danza, i primi musical, il trionfante esordio da protagonista nel film “Vacanze romane” e la consacrazione come attrice. Quindi il “fascino magico”, la “bellezza eterea”, la “grazia felina” e lo “stile malizioso”. E ancora l’umanità, la fragilità fisica e psichica, l’intelligenza e l’umiltà. Ma soprattutto il bene infinito e indescrivibile per i figli, gli amori sofferti e l’impegno umanitario a favore dell’Unicef. Infine la malattia e la prematura scomparsa di una donna stupenda, passata alla storia come la diva con gli “occhi da cerbiatta”…
Chi compone una biografia può incorrere nell’errore, quasi mai veniale, di esaltare eccessivamente il personaggio raccontato ponendo conseguentemente nell’ombra l’essere umano, o viceversa nell’errore di mettere in rilievo la figura umana facendo passare in sordina il personaggio. In questo caso, Bertrand Meyer-Stabley non sbaglia e consegna un documento in cui la Audrey donna e la Hepburn artista vengono svelate con eguale tenore, uno scritto in cui il ricordo dell’una si intreccia, con limpido equilibrio, al ricordo dell’altra. Estremamente succosa, questa biografia è un pullulare di particolari che la costruiscono e la sfaccettano con alacre veemenza: aneddoti sui dietro le quinte dei film della Hepburn, curiosità sulla sua vita privata, testimonianze dei personaggi - più o meno noti - che l’hanno conosciuta, indicazioni dettagliate sui suoi vizi e sulle sue virtù, preziose trascrizioni di alcune delle sue dichiarazioni e chicche ‘sciccose’ sullo “stile Hepburn”. Dunque potremmo dire che il Nostro, scrivendo questo suo libro, è come se avesse costruito un poliedro regolare le cui facce (i tanti lati della vita raccontata) brillano autonomamente, non si offuscano vicendevolmente e si valorizzano collettivamente. Un lavoro delizioso il suo, un canestro ricolmo di pregiati tasselli che rievocano la radiosa immagine di una diva che non ha mai smesso di meravigliarsi e di emozionarsi per il sincero affetto manifestatole dalla gente comune: “Mi stupisce essere riconosciuta per la strada. (…) Non mi sono mai considerata come una persona talentuosa, bella o chissà cosa altro. Mi sono trovata per caso in questa carriera. Ero sconosciuta, inesperta e magrolina. Ho lavorato duramente – è questo il merito che mi attribuisco – ma non arrivo a capire questo amore. Nello stesso tempo, ciò mi scalda il cuore e mi commuove profondamente”.

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