La versione spagnola

La versione spagnola
Massimo Senise è uno scrittore di grande successo, conosciuto e apprezzato in Italia come all’estero. Una mattina riceve nel suo attico al centro di Roma dieci copie dell’edizione spagnola del suo libro “La sconfitta” (liberamente tradotto con il titolo “Perdidos”). Mentre si compiace dell’eccellente resa in lingua iberica del suo romanzo, scopre che arbitrariamente sono stati introdotti dei dettagli, delle frasi che non gli appartengono. Soprattutto, un nuovo personaggio occupa incomprensibilmente quelle pagine che gli appaiono ora poco familiari: Marta, che cammina malinconica sulla battigia. Marta? Questo interrogativo lo porta a indagare parola per parola, ricercare un nuovo indizio per risolvere un enigma, che lentamente scopre essere collegato alla sua storia personale. Riaffiorano persino alcuni luoghi della sua memoria: Croce d’Aune, il piccolo villaggio dove passava le sue vacanze, Murano, l’America latina. Territori del suo passato, dove lo attendono presenze, fantasmi, ricordi, situazioni che ha vissuto senza prestar loro troppa attenzione, ma che sembrano presentargli un conto piuttosto salato. Perché continuando la lettura scopre che Marta muore. Per colpa sua. Che legame c’è tra Massimo e questa Marta? E soprattutto, che messaggio vuole inviargli la fantomatica traduttrice, Magdalena Vegas Palacio, che nessuno, neanche nella casa editrice per la quale lavora, sembra aver mai incontrato? Ad aiutarlo nella ricerca di informazioni la sua esperienza e la sua curiosità di romanziere, e i variegati, bizzarri personaggi che gli ruotano intorno (su tutti, il Greco, proprietario di una libreria e dispensatore di gustose perle di saggezza)...
La versione spagnola è un giallo, sui generis quanto si vuole ma un giallo. In cui non tutto si incastra perfettamente e non tutti gli indizi, non tutte le illuminazioni improvvisa del protagonista (un Massimo che sembra essere avvezzo alle epifanie) servono davvero a condurci alla risoluzione del mistero, e - in questo caso per fortuna - neanche a limitare la suspence che ci si aspetta da un libro del genere. Ongaro (egli stesso per mestiere stimatissimo traduttore di innumerevoli classici) apparentemente tenta più di una volta di portarci fuori strada, distraendoci con storie e personaggi secondari, che sembrano non fare parte dell’evento centrale ma che si rivelano in seguito fondamentali chiavi di lettura. Purtroppo, in seguito a tutti questi depistaggi, ci si sente alquanto spaesati e si ha spesso la netta sensazione di aver perso nel tragitto qualcosa, un tassello, un elemento che ci avrebbe di certo aiutato a comprendere meglio questa storia a tratti alquanto ingarbugliata.

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