La vicina

La vicina
Il primo (ma avrebbe preferito essere l’ultimo): Jason Jones, marito ineccepibile, padre impeccabile, cronista attento. Il secondo (che, invece, avrebbe voluto non comparire affatto): Aidan Brewster, criminale acclarato sulla spinosa via della redenzione. Il terzo (che nessuno avrebbe immaginato): Maxwell Black, vedovo, giudice, nonno preoccupato dagli abiti sempre in ordine. Il quarto (una sorpresa per la stampa): Ethan Hastings, tredici anni di intelligenza superiore alla media e una dura cotta senza speranza. Il quinto, Wayne Reynolds, (l’insospettabile della situazione): esperto informatico della polizia di stato, fisico da modello, anche lui nelle spire di un innamoramento privo di sbocchi. Contro questo sgangherato, infelice e forse colpevole esercito di uomini combatte una donna, sola: il sergente D.D. Warren, sufficientemente scafata per affrontare quotidianamente la morte, non abbastanza per digerire serate senza amore. Le due fazioni, impari ma allo stesso modo agguerrite, combattono sul civile campo di battaglia di South Boston: oggetto, o sarebbe meglio dire “corpo” del contendere, la bella, giovane Sandra Jones, improvvisamente scomparsa senza lasciare tracce. Chi, o che cosa, ha spinto la maestra ventitreenne ad abbandonare la figlioletta Ree nel cuore della notte? Rapita, uccisa, magari fuggita: per vagliare ipotesi e scartare moventi, il sergente Warren deve squarciare il velo di perfezione che Sandra e Jason Jones sono riusciti a tessere in pochi anni districandosi nella giungla di identità fittizie, segreti inconfessabili, esperienze traumatiche, menzogne a prova di collaudo. In una sola parola: mettere da parte un presente al pan di zucchero per sporcarsi le mani in un passato degno solo di essere dimenticato, mentre giornalisti e onesti cittadini attendono con ansia il mostro da sbattere in prima pagina. Nel guazzabuglio di sospetti e accuse reciproche, un’unica, buona notizia dal fronte: Mr Smith, il rosso gatto della famiglia Jones, sembra aver riportato la sua pelliccia sana e salva tra le mura domestiche. Almeno lui…
Se dai diamanti non nasce niente, figuriamoci dall’impeccabilità del sogno americano: padre, madre, figlia, micio e un cottage curato nel sobborgo tranquillo di una grande città. Così, dalla pubblicità patinata di un’esistenza a regola d’arte, germoglia un’inspiegabile tragedia casalinga: l’orrore nel cuore della tranquillità, il trauma nel mare della serenità. È un giallo dalle più cupe tonalità, senza crepe in cui far filtrare la certezza di una fine scontata, quello che Lisa Gardner, scrittrice del New Hampshire ancora poco nota in Italia, costruisce attorno a due donne, entrambe forti, risolute, pur con sfumature diverse: Sandra Jones, la scomparsa, e D.D. Warren, il sergente, integerrima e caparbia, incaricata di trovare il bandolo ad una matassa fin troppo ingarbugliata. La vicina, giudicato dal «New York Times» il miglior thriller del 2010, è dunque il perfetto risultato di un incontro fatto a regola d’arte: la riuscita, succosa combinazione tra la scrittura perfettamente in bilico tra (mis)fatti e personaggi (le cui personalità e storie si fanno incontro al lettore senza eccessi, né sentimentalismi), una vicenda da manuale che arpiona con battiti rapidi ma non affannati, e dialoghi convincenti costruiti su battute che risuonano come i colpi secchi di una decisiva finale a tennis. La Gardner, in passato autrice di letteratura romantica sotto pseudonimo, mette in tavola tutti gli ingredienti occorrenti al caso, dosandoli con sapienza: non una goccia di sangue stilla da queste pagine coinvolgenti, dove le persone sono educate, i programmi scolastici all’avanguardia, i prati curati. Il malessere, qui, è un gas pestifero che s’insinua sotto gli usci, tra le persiane accostate: la bugia, un virus dilagante senza nessuna diga ad arginarla, il vizio un poco invidiabile compagno di viaggio. Sembrano essere tutti colpevoli in La vicina, perché tutti gli adulti, volenti o nolenti, hanno uno scheletro nell’armadio, una macchia non lavata sulla coscienza: ciascuno, seguendo il proprio naturale istinto di conservazione, cerca di mimare una normalità divenuta liscia e gonfia grazie ad iniezioni di finzione, ad uso e consumo di se stessi, in primis, e della società. La misteriosa dipartita della bella Sandra Jones, la voragine aperta nella favola del “aveva tutto per essere felice”, diventa dunque pretesto per scavare nel torbido, portando a galla le brutture celate dietro la vernice rassicurante della middle class statunitense. Attenzione, però, nel sotterrare scomode verità (e identità): in silenzio, bambini e gatti ci osservano. Se decidessero di rivelare tutto alla polizia?

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