La Vipera e il Diavolo

La Vipera e il Diavolo

San Vittore di Rovagnasco, 1378. È notte fonda, ma la preoccupazione e l’ansia non abbandonano padre Bartolomeo che dalla sera precedente, da quando ha osato prendersela con quelli che poi ha scoperto essere i beni preziosi di Benabò Visconti, cammina avanti e indietro nella stanzetta adiacente alla sacrestia cercando invano un modo per scampare all’ira implacabile di Messer Bernabò, il Diavolo di Milano. L’arrivo di Libista con il cesto del pranzo preparato per ringraziarlo delle belle parole dette al funerale del marito Ippolito aumenta la sua angustia: il povero Ippolito è stato fatto annegare dal Diavolo per un’inezia in confronto alla sua azione, oltre tutto premeditata. La manda via in fretta e furia e riprende a tormentarsi. Li ha seppelliti sotto tre metri di terra ma non è tranquillo, tante le possibili spie disposte a tradirlo per ingraziarsi il tiranno, forse l’unico che può proteggerlo è l’arcivescovo, che non può negare il suo aiuto a un ministro di Dio. In fondo quegli esseri infernali si intrufolavano di continuo in chiesa, profanavano con i loro disgustosi escrementi la cappellina del Santissimo Sacramento! Lo ascolterà e comprenderà che solo dopo ha capito di aver avvelenato due mastini di quel cerbero di Bernabò. Lui è Bartolomeo, è un chierico, un pastore d’anime e quelli erano solo due cani bastardi! Quasi si è convinto di riuscire a scamparla, ma la candela si spenge e nella mente s’illumina il ricordo di quel francescano che messere ha reso sordo con uno spillone per aver osato sottolineare i suoi modi rozzi e di quel parroco che ha fatto castrare per essersi vantato di non aver mai ceduto alle tentazioni della carne e di…

La Vipera e il Diavolo è un romanzo storico nel quale si narra di Galeazzo e Bernabò Visconti, dei loro discendenti, delle lotte fratricide per la supremazia sul territorio lombardo tra il 1378 e il 1385. Nel racconto tanti riferimenti a fatti storici, aneddoti della tradizione popolare e episodi di fantasia, Luigi Barnaba Frigoli mescola ad arte intrighi e intrecci romanzati, malattie e stregoneria, rivalità e superstizioni, guerre e amore. L’ambientazione storica, la topografia, lo stile di vita sono restituiti con efficacia, i personaggi principali ben costruiti e quelli minori altrettanto accurati, tutti coerenti nel comportamento e nella psicologia con la cultura del tempo. Si percepisce l’approfondito lavoro di ricerca e le innumerevoli fonti storiche consultate, che emergono nell’intreccio con naturalezza. Dopo un inizio un po’ incerto e frammentario, la storia diventa avvincente, la lettura è scorrevole: tanti i colpi di scena che svelano tradimenti e vendette storiche o fantasiose ricostruzioni. Interessante è l’idea di riportare nel romanzo episodi recuperati da novelle originali popolari lombarde, anche se la scelta dell’autore, dettata sicuramente da onestà di esposizione, di sottolineare le parti tratte dalla tradizione con caratteri in corsivo, come flashback o approfondimenti, spezza il ritmo narrativo. Una saga rinascimentale italiana che niente a da invidiare ai leggendari racconti epici dei Paesi nordici, un modo piacevole di scoprire o riscoprire il territorio lombardo, i castelli, le chiese, gli artisti, le leggende e le verità sulla dinastia dei Visconti.



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