La vita è un ballo fuori tempo

La vita è un ballo fuori tempo
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Stevie si sveglia in stato confusionale con una sconosciuta nel letto. Forse si chiama Janis, forse Laureen. Lui non ricorda nulla di ciò che è successo, evidentemente la nottata è stata tutt’altro che indimenticabile: come tutta la sua vita, del resto. È un risveglio abbastanza ordinario per il giornalista, quarantacinque anni “portati neanche troppo bene”: le sue giornate sono spesso accompagnate da un senso di fallimento e vuoto. Stevie è frustrato, imbolsito, è un uomo ingrigito che si lascia vivere e ha rinunciato ai nobili ideali che da giovane lo animavano. La sua esistenza è confinata nel microcosmo di Lupinia, dove segue come inviato sportivo la squadra della città, la disastrosa Dinamo Brodo, per il giornale “La Patria”, diretto dal viscido J.J. Cernia. Il quotidiano e il direttore sono alcuni dei tanti megafoni mediatici che il premier Bacarozzi usa per gestire l’informazione del Paese, governato (male) all’insegna dell’ottimismo, degli slogan vuoti e dell’esteriorità. A tormentare Stevie contribuiscono anche le delusioni sentimentali. Infatti non ha mai dimenticato la sua ex Violet, una splendida giornalista in carriera, e non riesce neanche ad avvicinare la barista di cui si è invaghito. Contrapposti alla sua rassegnazione ci sono la frenesia rivoluzionaria di nonno Sandro e altri hacker novantenni e il dinamismo dello stagista Rayban Seganti, che lo spronano a non abbassare la testa di fronte a J.J. Cernia e al regime di Bacarozzi…

Andrea Scanzi è un personaggio eclettico. Noto soprattutto per essere fra le firme più importanti de “Il Fatto Quotidiano”, è anche sommelier, autore e attore teatrale e ormai presenza fissa di alcuni talk show. Tra le sue opere vanno citati Elogio dell’invecchiamento, un viaggio fra i migliori vini italiani, e Non è tempo per noi, amaro saggio sui quarantenni di oggi. Il suo primo romanzo a ben vedere si muove nel solco di quest’ultimo libro. Stevie è l’emblema di una generazione sempre nel limbo fra il fare e il non fare, eternamente “in panchina”. Sotto il pungolo del nonno rivoluzionario e del giovane collega, dovrà decidere se avviare una rivoluzione dentro di sé o continuare a buttarsi via, rimanendo l’ombra di se stesso. Scanzi svela qua e là il suo rapporto viscerale con il blues e con i grandi chitarristi. Il protagonista non a caso si chiama Stevie Vaughan, assegna alla barista il nome di Layla (come la famosa canzone di Eric Clapton) e cita pezzi e album che hanno fatto la storia del genere. Anche la gastronomia e gli amati vini hanno un posto di riguardo nel romanzo, tanto che viene omaggiato in maniera evidente Pepe Carvalho, il detective gourmet nato dalla penna di Vázquez Montalbán. Il libro, malgrado sia ambientato in un Paese immaginario, è una vivida fotografia dell’Italia, specialmente del mondo della politica e dell’informazione. La scrittura è piacevole, ironica come il giornalismo di Scanzi ci ha abituati a essere, e in un certo senso, pur rimanendo leggera, “impegnata”.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER