La vita è una guerra ripetuta ogni giorno

La vita è una guerra ripetuta ogni giorno

Un testo inedito seguito da estratti di libri e di articoli, pubblicati nel corso della imponente carriera di una delle più brillanti menti giornalistiche italiane. Il filo rosso che collega i vari testi è la guerra: la guerra documentata e vissuta in Vietnam, la rivolta sanguinosa a Città del Messico nel 1968, dove rimase gravemente ferita, la guerra sfiorata all’ombra delle storiche interviste (fra tutte l’intervista nel bunker segreto al comandante di un gruppo di fedayn palestinesi, nel 1970), la Prima Guerra del Golfo, dove il fumo dei pozzi petroliferi del Kuwait, dati alle fiamme dalle truppe irachene, le minò la salute dei polmoni. Di questo fil rouge fa parte anche la storia d’amore con Alekos Panagulis, vissuta mai troppo pacificamente e terminata col suo assassinio . Il testo inedito di apertura segue il filone della sua personale battaglia contro l’Islam, accesa dopo l’attacco alle Twin Towers del 2001, a cui lei assistette di persona, giacché da tempo viveva a New York. Nell’editoriale, scritto nel 2006, indirizzato agli “egregi signori degli Stati e dei governi della Chiesa” scrive, con la sua solita penna veemente e feroce: “Che cosa volete di più, di cos’altro avete bisogno per ammettere ciò che sapete benissimo ma che per paura, ipocrisia o convenienza non volete ammettere, vale a dire che siamo in guerra: una guerra che ci è stata dichiarata da loro. Non da noi”. In quel periodo, Fallaci era stata minacciata di morte, protagonista di una vignetta in cui veniva ritratta decapitata; questo acuì ancora di più il suo atteggiamento islamofobo tanto da farle scrivere “È dunque lecito consentire l’istigazione all’omicidio di un cittadino (come nel mio caso)…ma non è lecito rappresentare il signor profeta con un disegnino dove appare per quello che è cioè ridicolo?” Più avanti definisce Maometto “un cammelliere barbaro e assassino. L’autore di un libro che sembra scritto da Satana e che voi osate trattare con lo stesso rispetto con cui vanno trattati i Dieci Comandamenti e gli Evangeli”...

Oriana Fallaci ha sempre scritto col fuoco, con la potenza disturbante e distruttrice del suo temperamento, commettendo talvolta grossolani errori di documentazione e cambiando opinione più volte riguardo allo stesso argomento: dalla parte degli americani in Vietnam, come lei stessa scrisse, contro gli americani nella Prima Guerra del Golfo, a difesa degli americani dopo la terribile mattina dell’11 settembre 2001. Mi spiace sgretolare un poco la leggenda Fallaci, ma se cambiare idea non solo è possibile ma anche intelligente, farlo abitualmente rasenta il qualunquismo; così come scagliarsi in modo violento, irridente e sistematico contro un intero popolo e una religione, pur con tutte le ragioni e con un retaggio di orrore enorme che tutti conosciamo, ma generalizzando e ignorando o sapendo e ignorando (cosa ancora più grave) i fondamenti di quel credo, come dimostra in molte circostanze, lo trovo discutibile. Il libro al centro di questa recensione, è un saggio postumo che contiene e parte proprio da un editoriale inedito, che segue l’islamofobia furente già ampiamente esposta ne La rabbia e l’orgoglio. La domanda è: c’era bisogno di allestire un libro per presentare un breve testo inedito che è solo un’eco di un “già letto”, un “già sentito”? E di costruirvi attorno un “Bignami” del Fallaci-pensiero, raccogliendo sotto il topos “guerra” brani di libri già pubblicati e di editoriali che ormai fanno parte della storia del giornalismo italiano? Mi assale un forte dubbio. Non sarò certo io a dire che si debbano mettere al bando le pure operazioni di mercato, come questo libro si pone, né stigmatizzerò uno studio di marketing che individui, in un periodo storico come quello attuale, un terreno succulento per lanciare un libro che ancora una volta ci riporta alle “profezie” della sibilla Oriana e che ci ricorda quanto siano cattivi i musulmani. L’editoria crea prodotti che devono essere venduti, e siamo tutti d’accordo (forse anche noi idealisti del libro come opera d’arte tout court). Ma io trovo a dir poco cinico pubblicare un libro in cui si legge “Sono coloro che poi sbarcano sulle nostre coste e a poco a poco secondo una strategia ben pensata, ben concepita e ben condotta ci invadono” (soprattutto oggi che è dominante la parte di italiani che considera l’Islam il diavolo e che – vittima di una pioggia di fake news - ripete in loop la filastrocca “35 euro per vivere a spese di noi italiani e danno loro pure il cellulare”), strizzando opportunisticamente l’occhio alle politiche sull’immigrazione del governo in carica. La letteratura ha un valore, io ho letto un libro che è un furbo prodotto di mercato.



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