La vita danza solo per un istante

La vita danza solo per un istante
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1936, Abissina. La giornalista Alice Clifford, corrispondente per il “New York Herald Tribune”, non si lascia intimorire facilmente. Ha scelto consapevolmente questo lavoro, con la ferma volontà di rendere giustizia agli eventi e di descriverli senza tralasciare dettagli scomodi o dai più nascosti anzi, volendo far luce sulla verità. Anche ora, che si trova davanti a soldati etiopi sfiniti dalla guerra, che la bloccano lungo la strada scoscesa e fangosa per Addis Abeba e le controllano il suo tesserino da giornalista per avere conferma del lasciapassare, Alice rimane fredda e concentrata. Un ufficiale dell’esercito etiope la intima di seguirlo addentrandosi lungo una mulattiera. La guarda con severità e domanda, a se stesso e ad Alice, come possono combattere e far fronte contro “la pioggia che brucia”. Alice non può rispondere e capisce subito l’intenzione dell’ufficiale che, infatti, la conduce fino ad una grotta dalla quale provengono lamenti e gemiti. Lì, Alice guarda con orrore le vittime del gas mostarda, dell’iprite, i corpi martoriati e infetti, mentre il suo accompagnatore le chiede di rendere testimonianza, di far sapere al mondo quello che succede ed è già successo. Alice prende nome di ogni cosa e persona, e gli promette di riportare quanto sta accadendo nei suoi dispacci. Ama il suo lavoro anche per questo, per la comunione che si crea, a volte inaspettata, con l’altro, e i suoi articoli sono apprezzati proprio per la sua capacità di mescolare l’evento storico con il vissuto umano. Non potrebbe mai abbandonare la vita che conduce, così libera ed intrepida, nemmeno per l’amore...

Theresa Révay conferma ancora una volta la sua bravura nel romanzo storico. Già autrice de L'altra riva del Bosforo e Le luci bianche di Parigi, entrambi editi da Beat, la Révay si cimenta in questa occasione con l’Italia di Mussolini, delle legge razziali e della guerra e ne descrive bene ambientazioni ed atmosfere. Sicura mentre incastra personaggi storici ed inventati fra loro, plasma con sempre maggior precisione la figura di una donna indipendente, Alice Clifford, resa forte e coraggiosa dalle debolezze del suo passato; le sue contraddizioni e gli errori di vita sui quali più volte inciampa rendono molto credibile questa giornalista dai capelli dorati e dagli occhi cerulei. L’autrice, nelle pagine finali, dà nota dei molti testi consultati per la stesura del romanzo, e non sono pochi dato che, pur concentrandosi sulla Roma fascista, alcune parti catapultano il lettore direttamente all’interno della Guerra Civile spagnola e della spedizione di Mussolini in Etiopia. Il romanzo, come afferma la stessa Révay, vuole essere un omaggio a queste coraggiose ragazze corrispondenti di guerra, una figura allora non così consueta, alle prese con la libertà estrema che il loro lavoro concede e nello stesso tempo obbliga (nel libro si dirà che tutto quello di cui una giornalista necessitava per essere felice erano una macchina da scrivere ed uno spazzolino). Tra le amiche della protagonista spicca anche Martha Gellhorn, personaggio realmente esistito, autorevole firma di reportage di guerra del ventesimo secolo, terza moglie di Ernest Hemingway, e i cui scritti hanno rappresentato una fonte preziosa per l’autrice.



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