La vita di prima

La vita di prima
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Roger e Stacy non hanno tante cose in comune. Anzi. Sono completamente differenti. Lui è reduce da un inaspettato divorzio. Lei ha da poco compiuto trent’anni e non sa ancora bene cosa fare “da grande”. Roger comincia a corteggiarla e Stacy capisce subito che, a volte, l’amore non è quel colpo di fulmine che ti travolge, ma può essere la costruzione graduale di un sentimento solido e duraturo. Roger lavora nell’edilizia, indossa un Rolex e vive una vita dispendiosa. Esattamente l’opposto della vita di Stacy. Eppure convolano a nozze e hanno due figli. Stacy lascia il suo lavoro precario, i due vanno a vivere in un immenso attico nel cuore di New York: lei si gode completamente la nuova dimensione di madre e moglie di un uomo affermato. Non sa neppure come faceva a vivere prima, senza quell’agiatezza. Quando la crisi economica comincia Roger ostenta sicurezza. Stacy lo vede, forse, più nervoso e teso. Ma non se ne preoccupa. Passerà e resteranno indenni. Eppure le cose non vanno quasi mai come nelle nostre previsioni. Roger è sempre più cupo, lavora fino a tardi, ha perso il sorriso. Stacy tenta di capire cosa non vada. Sarebbe disposta a rinunciare a tutto per la serenità della sua famiglia. Decidono di partire per qualche giorno per la Florida per una breve vacanza invernale. Roger ha bisogno di staccare la spina. I ragazzi di godersi un po’ di sole. Forse le cose potrebbero mettersi bene. Forse. Ma Roger è sempre più inquieto. Sempre più sfuggente. E, di nascosto dalla moglie, ha acquistato una pistola…

Marian Thurm è al suo romanzo d’esordio ma i suoi racconti sono già apparsi sul «New Yorker», «The Atlantic», «Michigan Quarterly Review», «The Southampton Review», e sono stati inclusi nel The Best American Short Stories. La vita di prima è una storia nera. Una storia in cui non c’è un lieto fine. Nel raccontare la vita di Stacy e Roger, Thurm racconta l’America che attraversa la crisi economica. Gli americani che hanno fatto degli oggetti dei veri status symbol. Roger ha vissuto per avere al polso un Rolex e per potersi permettere un attico a Park Avenue. Non ha intenzione di rinunciarvi. Quando la sua impresa edile è travolta dalla crisi non ha gli strumenti per chiedere aiuto, non vuole turbare la quiete di sua moglie e dei suoi figli. Vuole che tutto resti esattamente così com’è. Ma ad un certo punto non può più permettersi quel tenore di vita. Bisogna cominciare a lasciare casa, a ridimensionarsi. Ed è lì che Roger perde lucidità. Si indebita. Chiede prestiti. Cerca di risollevarsi ma si spinge al limite. Acquistare e tenere in mano una Glock lo fa sentire forte e al sicuro. La vita di prima è un romanzo che fa male, che ci incolla e si fa leggere tutto d’un fiato. Precipitiamo anche noi assieme ai protagonisti. Marian Thurm non nasconde, tra le righe, una critica a quello stile di vita sempre più basato sulle apparenze, in cui il possesso di un certo oggetto fa sì che si assurga ad uno speciale stato sociale. Quanto conta la pressione sociale? E quanto è responsabile la cultura delle armi, ben coltivata nell’America contemporanea, delle tragedie personali? L’autrice non ha risposte certe. Saremo noi a doverci interrogare sul nostro modo di vivere.



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