La vita finora

La vita finora

È il 2 settembre 2016 quando Marco Laurenti compie il primo viaggio verso quella che sarà la sua nuova casa per l’anno a venire, un paesino a poco più di cento chilometri da Milano, un angusto angolino di valle lombarda in cui sta per affittare – si spera – un appartamento e firmare un vantaggioso contratto come professore alle scuole medie inferiori. È stato un suo ex compagno dell’università ad informarlo dell’incarico aperto all’Istituto Comprensivo Mafezzoli: una buona occasione per guadagnare qualcosa in più (da quando ha perso il lavoro si è rassegnato a vivere di lezioni private) e cambiare aria, almeno per un po’. Imbocca la provinciale che porta al paese, costeggiata dal fiume. Si spinge sempre più nelle coste rocciose della montagna sino ad una lunga e buia galleria. La sensazione è quella di “penetrare sempre più a fondo tra le fauci di un animale gigantesco e spingersi dentro la sua gola”. Inquietante, ma non quanto il benvenuto che attende il giovane professore. Una ragazza stretta in una cortissima minigonna di pelle, seduta sul guardrail che fiancheggia la strada, gli chiede un passaggio in paese. Marco accetta, la invita a salire. Improvvisamente, come ad un segnale convenuto, un gruppo di adolescenti lo circonda. Di fronte a lui, due occhi azzurro smorto lo fissano glaciali. È il capobranco – Ru-di! Ru-di! scandisce il gruppo di esaltati – che lo sfida, gli propone uno scambio: la sua macchina per la ragazza…

“L’unica vera avventura” della vita di Marco Laurenti, protagonista dell’ultimo romanzo di Raul Montanari – autore prolifico a dir poco: ha scritto romanzi, poesie, articoli e più di cento racconti, è traduttore in lingue classiche e moderne e dal 1999 tiene un rinomato corso di scrittura creativa – si apre nel segno dell’inquietudine e prosegue in un continuo, minaccioso crescendo di tensione. Il claustrofobico angolo di mondo senza nome che “accoglie” il giovane professore è quanto di più vicino si possa immaginare ad un piccolo inferno in terra, un concentrato di prepotenze, maldicenza, minacce, inconfessabili segreti, omertà: terreno fertile per quei “mostri” che, fa dire Montanari ad uno dei suoi personaggi, Don Carlo, “escono col buio”. E che dal buio – quale kantiano “sonno della ragione” – traggono la propria forza. I mostri de La vita finora sono i mille nuovi volti di un male che sembra non conoscere età, gradazioni o limiti, perpetrato con raccapricciante semplicità e impunità. Una deriva etica che si declina nel cyberbullo di turno, figlio di un’era digitale in cui il confine tra reale e virtuale è, ogni giorno di più, pericolosamente labile; in un conflitto generazionale sempre più accentuato; nella perdita di valore dei ruoli sociali guida; nell’assoluta decadenza – apparente o effettiva? – di principi e valori positivi. Pur talvolta esasperando tratti e comportamenti di quei “nuovi mostri” verso cui le tradizionali armi educative sembrano non sortire effetto, Montanari costruisce una storia trascinante cui affidare un messaggio non da poco. Ha qualcosa da dire e lo fa in modo chiaro e inequivocabile, con tanto mestiere e uno stile diretto, fluido, che accompagna il lettore in un cupo faccia a faccia con alcuni dei nodi più discussi e problematici della contemporaneità. Le pagine scorrono rapide verso una conclusione quasi prevedibile, che pure non manca di colpire e lasciare interrogativi. Perché dietro i “mostri”, dietro il male, c’è pur sempre umanità – o c’è un’altra umanità possibile. Da tirar fuori, anche con la forza. Laurenti lo percepisce, e per questa, scegliendo, spesso sbagliando, lotta fino in fondo. Si potrebbe obiettare che questa consapevolezza non sia abbastanza: ma è senz’altro da qui che bisogna ripartire.



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