La vita invisibile di Ivan Isaenko

La vita invisibile di Ivan Isaenko
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“Non ho metri di paragone, ma da quel poco che so del mondo esterno sono piuttosto sicuro che io e i miei compagni ci troviamo all’inferno. Per molti di noi, l’inferno è il nostro corpo; per gli altri, l’inferno è la nostra testa. E non c’è dubbio che, per ciascuno di noi, l’inferno siano le pareti di mattoni bianchi macchiate, vuote, asettiche, perfettamente adeguate che ci tengono chiusi qui dentro”. Sono le 5.55 del sesto giorno di dicembre, l’anno è il 2005 e Ivan Isaenko ha scritto per settantasette ore. Ha diciassette anni e da quando è nato vive nell’Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, dal quale non è mai uscito e dove viene curato come gli altri piccoli pazienti ricoverati a causa delle radiazioni liberate nell’atmosfera dopo l’esplosione di un reattore nucleare nei pressi della città di Pryp’jat’, in Ucraina. Il suo corpo è spaventosamente incompleto. Possiede solo il braccio sinistro, alla cui mano sono attaccate solo tre dita. Al posto delle gambe ha due moncherini corti e asimmetrici, la sua pelle è quasi trasparente, i muscoli flosci del viso lo fanno apparire come un idiota. Non ha genitori, dei quali non sa nulla se non quanto le infermiere gli hanno raccontato nel corso degli anni. Il suo primo ricordo è una medicina ingoiata a forza. Ma Ivan ha anche un cervello potentissimo, che è la sua sola arma di difesa per evadere dalla realtà, divorare libri e sognare tutte le vite che non potrà mai vivere. L’ospedale è popolato da altri piccoli pazienti, creature sfortunate come lui, vittime innocenti di una madre nucleare che ha generato figli deformi. C’è Max, che a vedersi sembra un falcetto e Alex, con una testa bitorzoluta come un cocomero e poi ci sono i bambini con il buco nel cuore, le gemelle rosse, i sanguinanti, i non sanguinanti e poi c’è Polina l’Intrusa, leucemica e destinata a morire presto. Tra tutti i pazienti, Polina è l’unica che Ivan teme, perché come lui divora libri, perché oggettivamente è bellissima. Scrivere la sua storia è il solo modo tenerla in vita, sarà il lettore a farla sopravvivere, perché la sua immagine non sbiadisca nella memoria, nel tempo che anche a lui resta ancora da vivere…

Zuppa di cavolo a colazione e la compagnia della cara infermiera Natal’ja, l’unica tra tutte ad aiutarlo a vivere come si deve, regalandogli libri di nascosto dal dottor Mikhail Kruk, direttore dell’ospedale e che approfitta della sua posizione per concupire le giovani infermiere nel suo ufficio. La vera vita di Ivan è dunque invisibile, nascosta sotto al finto stato comatoso che usa per ascoltare ciò che le infermiere dicono e così imparare, o si cela tra le parole dei grandi autori della letteratura e tra i trattati di qualsiasi materia, che Ivan divora e dai quali impara, imbevendo il cervello di un mare di parole, le sole a salvarlo da un’esistenza condannata a non uscire dall’ospedale di Mazyr. L’arrivo di Polina è un’interferenza che entra nel tempo di Ivan come una scossa elettrica. La bellezza della giovane sfiorisce nel giro di pochissimo tempo, sotto ai colpi di una chemioterapia che non la guarirà. Perciò, è importante ricostruirla nei ricordi, nelle pagine di un diario che non dovrà mai essere chiuso fino al ricongiungimento del tempo narrato con il tempo reale. Ecco, in estrema e sacrificata sintesi, il succo di questo meraviglioso romanzo, commovente e appassionante, opera prima dello scrittore statunitense Scott Stambach, insegnante di matematica e fisica a San Diego. La storia di Ivan ci riempie di pietà, di sgomento e orrore e poi ci fa provare un amore smisurato e, infine, sentire gratitudine per il solo fatto di essere come siamo. Nell’aprile del 1986, un’esplosione provocò lo scoperchiamento di un reattore e la fuoriuscita di una nuvola di materiale radioattivo nella centrale di Černobyl’. Di tale tragedia sono figli i piccoli ospiti nell’Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, dove anche Ivan vive da quando è nato. In effetti, l’ospedale è tutto il suo mondo. Un mondo sbagliato, che però lo rassicura, mentre fuori tutto è vivo. Ma, come gli dirà Polina, “tu stai meglio se sei circondato da cose sbagliate.” Non perdetevi questo libro. Datevi la possibilità di provare tutti i sentimenti che saprà suscitare in voi.



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