La vita luminosa di Lilly Afrodite

La vita luminosa di Lilly Afrodite
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Dopo che la madre, un’attricetta di belle speranze, è stata assassinata per gelosia dall’amante bavarese, per Piccola Lil – Lilly Nelly Afrodite, poi nota come la divina Lidi, superstar in bianco e nero del cinema tedesco, nata allo scoccare del “secolo breve” da un appassionato amplesso… cinefilo – non c’è che un destino possibile: l’orfanotrofio. Dietro le alte mura del San Francesco Saverio Lil passa la fanciullezza, mentre fuori dilaga l’energia febbrile di una Berlino trasgressiva e vitale, tentacolare e pericolosa, che si avvia a passo trionfante verso il carnaio della Grande Guerra. Cresciuta e diventata bella come un angelo, Lilly passerà attraverso lavori umili e dolori cocenti, fino a una svolta inaspettata: l’ingaggio per un film, la fama, e insieme al successo un amore tanto intenso quanto tormentato. Nel frattempo, il nazismo impazza come un veleno. Che ne sarà di Lidi, diva di celluloide con sangue ebreo nelle vene?
È un vero esordio di lusso quello dell’inglese Beatrice Colin, già giornalista free-lance e drammaturga per la BBC: alla sua prima prova narrativa si rivela scrittrice di gran classe, dotata di un talento limpidissimo, persino toccante nella sorprendente purezza stilistica e formale che riesce ad attingere. La storia di Lilly, orfanella senzacasa e poi diva del cinema nella Germania sull’orlo del nazismo, avrebbe potuto essere un melodramma sobbollente e gridato; la sua autrice, invece, lo ha modellato in una lingua pura come alabastro, sotto la cui superficie apparentemente algida, tutta ellissi e pudore, batte un cuore pieno di calore e pietà, un cuore incantatore e magnetico. Un mélo che volteggia come danzando tra un pulviscolo di storie (anche le semplici comparse ne hanno una, ed emergono per un istante con perfetta corposità, miniature perfette) e la Storia – quella con la maiuscola, la più tragica e odiosa, la più disumana: l’ascesa di Hitler, la persecuzione degli ebrei. Magistrale.

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